Per quanti venti

quanti

E per quante correnti

Per quanti anni, e per quanti lunghi silenzi

Son qui,  col tuo nome tra le labbra che non riesce più a uscire, accompagnato da quel timore di vuoto che ormai l’accompagna. Aprire le labbra, emettere solo un pensiero che non raggiunge nulla, se non l’inutile eco di ritorno, confinato dentro la testa. E allora immergersi, tamponare i pensieri dentro fluidi che avvolgono come abbracci. E tutto diventa silenzio nell’acqua.

 

Solo dopo, allora, il mio pensiero torna a cercarti, e ti porto con me.

Il pensiero di te mi circonda,

lo creo io, da sola; mi ci avvolgo dentro.

 

E ciò che rimane è forse molto più del niente che pensi di essere riuscito a lasciare. Rimane un senso del tutto, che per quanto ti ingegni a cancellare, è ciò che mi tiene in vita e mi da il senso dell’andare avanti.

Non ho bisogno di altre rotte da seguire…so cosa mi spinge al largo e so come ritrovare l’approdo.

E se anche mi lasci volutamente tempesta so come incanalarla in macchine mentali e trasformarne l’impeto in forza motrice.

 

La riva mi è familiare anche se spazzata dai venti.

Tu li crei… io li trasformo.

 

Non c’è fortunale cui io permetta di distruggermi, almeno finché sono in vita. Lo sai. Poi….che sia pure ciò che ha da essere; qualunque cosa sia, ’dopo’, ….non potrò trasformarla in altro che quiete.

 

Vincendo qualunque tempesta.

 

[un ringraziamento speciale a Iole Carollo che spesso ormai accompagna le mie righe con i suoi magnifici scatti]

Ale
Che dire, se negli anni ’70, d’estate, qualcuno vedeva una bimba solitaria con cappellino marinaro seduta sul bordo di un vecchio pontile di legno presso l’Arenella di Portovenere, con una lenza in mano, ero io. Non ricordo quando ho cominciato, ma a 7 anni per certo inseguivo babbo sott’acqua, lui a pesca col fucile, io dietro col retino imperterritamente convinta di riuscirvi anche così. Ormai è storia (vecchia) che in assenza di lenza e retino mi arrangiavo pescando piccole bavose di scoglio anche col sacchetto del bondì, doverosamente divorato prima. Per molti anni ho rilasciato tutte le prede, poi sono diventata ‘cattiva’ quando le dimensioni loro e mie sono aumentate. Ho avuto pochi ma magnifici maestri, che, bontà loro, mi portano appresso: pare io porti bene. Prediligo la pesca col vivo in mare, a bolentino traina e scarroccio; per poco (anno con ghiaccio sottile) mi è sfuggita la pesca nei laghi del Nord, ma ‘ce l’ho qui’...devo ritentare. Non amo descrivere tecniche (che lascio agli esperti) ma sensazioni. Per il resto sono archeologa.

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