Non importa quant’è lunga la notte

Importa quanto la fai durare.

E vi sono notti interminabili dove il buio prende il sopravvento e la luce… la luce non c’è verso non torna, non la fai tornare. La notte spesso è banalmente nel cuore. Nel silenzio assurdo del pensiero, come un tuffo nel mare senza risalita. Puoi pescare per ore allora…pescare per tutta la notte ma quello che ritorna, su, con la lenza, sono sole gocce d’acqua come rugiada attaccata a uno stelo; gocce di sale, come altre ben note.

Parli col mare e non ti risponde così come parli con l’animo umano che ti ritorna solo a gocce silenziose senza dialogo, senza conforto. E mentre passi la lenza tra le dita al buio, per controllare l’esca senza farti male e arrivare all’amo, ecco che quelle gocce si trasferiscono alle tue mani, e chissà come invece di asciugarle te le passi sul viso perché sei assorto, e ti paiono provenire da altrove.

Così può essere il mare, così spesse volte è un cuore imperturbabile. Che non accetta sconfitte e non accetta confronti.

E per quanto frughi in quel mare, che pure è immenso, non c’è una sola creatura in quella notte che ti risponda. E così è l’animo suo, senza udito, senza occhi, parola… buio, sordo, muto. E cieco.

La musica, e il mare.

Ed ecco che allora il mare talvolta entra dentro come una musica profonda, e prende vigore e si gonfia come prendono imponenza le note, quelle basse e potenti, e poi quelle che si accompagnano alla voce altrettanto meravigliosamente profonda di un baritono…che certe volte incanta più di un tenore.

Non per niente molti spartiti sono stati creati pensando, in più tratti, al fragore del mare in tempesta, o alla dolcezza delle acque calme di una laguna che cullano una gondola. Con quante diverse sensazioni possono essere rese le onde del mare, e i loro diversi umori…… uno schizzo..un quadro….un suono, una musica, un’emozione.

 

Il mare mi solleva l’animo, e davvero come una musica placa il mio cuore pure quando è in tempesta… perdervi l’occhio all’infinito, dentro…è come una seduta di ipnosi.

Nel mare il sogno è perdersi a vita come l’olandese volante, non fare ritorno.

Ale
Che dire, se negli anni ’70, d’estate, qualcuno vedeva una bimba solitaria con cappellino marinaro seduta sul bordo di un vecchio pontile di legno presso l’Arenella di Portovenere, con una lenza in mano, ero io. Non ricordo quando ho cominciato, ma a 7 anni per certo inseguivo babbo sott’acqua, lui a pesca col fucile, io dietro col retino imperterritamente convinta di riuscirvi anche così. Ormai è storia (vecchia) che in assenza di lenza e retino mi arrangiavo pescando piccole bavose di scoglio anche col sacchetto del bondì, doverosamente divorato prima. Per molti anni ho rilasciato tutte le prede, poi sono diventata ‘cattiva’ quando le dimensioni loro e mie sono aumentate. Ho avuto pochi ma magnifici maestri, che, bontà loro, mi portano appresso: pare io porti bene. Prediligo la pesca col vivo in mare, a bolentino traina e scarroccio; per poco (anno con ghiaccio sottile) mi è sfuggita la pesca nei laghi del Nord, ma ‘ce l’ho qui’...devo ritentare. Non amo descrivere tecniche (che lascio agli esperti) ma sensazioni. Per il resto sono archeologa.

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