Nature Boys “Buriko”

Tempo fa, durante una battuta di pesca in compagnia dell’amico Michele Meggiolaro, forse proprio in occasione del primo dei numerosi cappotti che abbiamo ricevuto nel nostro avaro mar Ligure 🙂 , ricevetti in regalo un’esca davvero particolare.

Michele, grande conoscitore del mercato Jap specialmente nel settore delle esche da tonno XXXXXXXXL, era giĂ  da tempo in contatto con il marchio Nature Boys, all’epoca molto famoso nel paese del Sol Levante ma ancora pressochè sconosciuto in Italia, fatti salvi alcuni precursori dello Spinning ai tonni…e Michele era tra questi.

In quel caso però, quello che estrasse dalla tasca della sua ipertecnologica jig bag non fu una stick da tonno ma uno stranissimo ondulante, dal colore rosa shoking e dalla forma davvero particolare.

Ed invero bruttina, ad essere sinceri.

Me lo descrisse come un vero serial killer da spigola; avendone ricevuti alcuni in prova ma non avendo possibilitĂ  di dedicare uscite mirate “con assiduitĂ ” alla Regina dei mari, mi chiedeva di aiutarlo nel compito e testarlo nel sottocosta.

 

Piccolo Inciso:

Dovete sapere che io e la Spigola abbiamo un rapporto di amore-odio; le prendo solo ed esclusivamente quando sto cercando tutt’altro.

Bigattini ad aguglie, spinning ai serra con cavetto o esche da 20 cm, pesca a fondo alle orate…e quasi sempre taglia misera, da rilascio immediato. L’idea di dedicare delle uscite mirate ad un pesce così evasivo e per me ostico (che poi non è che abbondino, da queste parti), per altro utilizzando un oggetto abbastanza improbabile, mi risultava tutt’altro che esaltante.

 

Ma la generosità di Michele non poteva certo essere delusa, così accettai di buon grado.

E il nostro amato Buriko, perchè così si chiama quel simpatico pezzo di metallo, finì per un bel pò di tempo a fare conoscenza con la mia selva di jig e ammenicoli vari, senza mai però ritagliarsi uno spazio in pesca.

Finchè…

Un bel giorno, in compagnia del nostro comandante e della mia signora, durante un’uscitina di assaggio primaverile, ci troviamo con acqua decisamente verde a “cazzeggiare” (tecnicismo) nei pressi dello scoglio Ferale. Troppo torbido per le seppie, troppo freddo per le mangianze, troppa corrente per gli sciabola…la classica giornata di inizio aprile, nè carne nè pesce. Soprattutto “nè pesce”.

Così, mentre ci crogioliamo al sole, mi viene in mente di provare due lanci a raggera, tirando fuori il campionario per fare due prove di nuoto delle cosiddette “riserve”.

E mi capita in mano lui. Il nostro Buriko.

“Ma sì, proviamolo”.

Il comandante inorridisce, “Cos’è quella bruttura?!?”.

“Non lo so, ma in Giappone pare funzioni…e comunque se devo perdere qualcosa arroccando meglio questo che non altro, no?”

Allora, ingenuo, non sapevo il prezzo di mercato di quello strano coso.

Primo lancio, vola ben oltre le mie aspettative anche con canna corta (la mia Eupro Hilado tuttofare). Tocca l’acqua e inizia ad affondare, è piuttosto pesante l’amico!  E ora come lo muovo?

Lascio qualche secondo, inizio un recupero piuttosto veloce di solo mulinello, alternato a delle jerkatine sincopate. Ohè, qui vibra tutto, si sente nella canna.

Qualche secondo. Botta. Senza allamata.

“Impossibile, sarĂ  stato uno scoglio. Quel-coso-è-troppo-brutto”. Il comandante chiude la questione in 5 parole.

Rilancio, stesso movimento.

Stavolta la botta è seguita da una serie di meravigliose fughe e a pagliolo sale una meravigliosa occhiata “oversize”. Strepitosa. Ha l’ancoretta in bocca, non è stato un colpo di culo.

Stupore generale e nuovo lancio. Nuova allamata. In tutto saranno 4 occhiate clamorose, una dietro l’altra, con il comandante che vanamente tenterĂ  di emulare il mio Buriko senza ricevere una ferrata.

Da quel momento il “cucchiaino improbabile” è diventato per tutti “Brutto ma Buono”, si è conquistato la venerazione dell’equipaggio e soprattutto la mia.  Il Comandante, il giorno successivo, ne ha acquistato uno in segno di rispetto, capo chino cosparso di cenere. E da allora, il “brutto ma buono” rosa è sempre il primo a scendere in mare quando voglio insidiare qualche bell’occhiata, e ne sono arrivate tante, davvero tante, in tutte le stagioni.

Non ci ho mai preso una spigola, e in veritĂ  non ci ho nemmeno mai provato…ma spero Michele possa essere soddisfatto anche così! 🙂 

 

 

 

Inge
Ingegnere nautico (da cui il nick) con la passione della pesca, nasce a La Spezia nell'ormai lontano 1985. Inizia a pescare ancor prima di camminare, seguendo le orme degli illustri familiari, abilissimi pescatori di orate con lenza a mano e metodo tradizionale. Dopo anni di gloriosi insuccessi, passa inspiegabilmente alla pesca con gli artificiali, ed in particolare alla traina costiera e allo spinning sulle mangianze, di cui si innamora. Ne deriva uno smodato sentimento di amore-odio per i gabbiani, e una vista assai acuta, nonostante gli occhiali, per individuare i più piccoli cenni di mangianza da La Spezia a Capo Corso. Da qualche anno si è avvicinato, nel periodo invernale, alla pesca dei cefalopodi da Riva, con stranamente buoni risultati. Pescatore molto tecnico, detiene nel team anche il primato di pesca alle acciughe e alle aguglie con le mani, di cui è molto orgoglioso... Si può considerare il "tattico" del team, vista la sua passione per la tecnologia (dorme con il GPS) e meteorologia.

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