Il mare, dentro.

Il mare spesso e volentieri accoglie anime disperate, inquiete.

Ritengo sia una sorta di abbraccio che si cerca con l’acqua, nell’acqua. Credo pure che si lascino abbracciare dal mare quelle creature che più vi si sentono in sintonia, coloro che non amano andarsene in luoghi chiusi; ritengo che immergersi mentre si guardano mare e cielo, insieme legati, regali un senso di pace, di struggente armonia.

 

Ieri ero a pescare. Ero nel mare, in mezzo ad esso mentre c’era il sole, e poi l’ho visto calare il sole, e ho visto l’orizzonte prendere fuoco  mentre si immergeva nell’acqua, al di la della linea del cielo.

Ho ripreso quel sole, quel mare… in ogni loro fase ieri. E li ho ripresi mentre si andavano incontro, l’uno tuffandosi nell’altro . E dopo mi ha incantata la luna che sbucava invece dal monte alle spalle…mentre il silenzio assoluto circondava noi pescatori e la barca che ci faceva da guscio.

So che ci siamo detti:  oggi è una giornata fantastica, con colori che non si possono scordare e col mare che è un incanto di pace solcato solo dall’ala radente delle berte in volo.

 

Ieri entrava non so come in quello stesso mare, poco più a sud, un ragazzo che ho conosciuto. Senza più uscirne.

E allora oggi ho pensato che ero lì anch’io, a guardare nei medesimi istanti quell’incanto che anche lui avrà guardato… non so in quale fase..non so fino a che punto. Ma posso dire che ieri, lì, c’eravamo entrambi, e che il mare e il cielo regalavano una meravigliosa sensazione di pace, e se c’è, se esiste qualcosa che possa consolarci quando sappiamo che una giovane vita ci lascia, allora io so che quel qualcosa sono quel mare e quel cielo che anche lui per forza ha guardato in quei medesimi istanti, e che anche a lui devono aver strappato, almeno per un attimo, un sorriso di pace. Quel bellissimo sorriso che ricordo pur nell’incrocio delle nostre vite così breve, e per così poche volte.

Non si è soli se si sceglie il mare. E la disperazione, io credo, si ammutolisce per far spazio ad un ovattato ‘altro’, che non è per forza la fine.

 

Birbante… ora ogni tramonto di mare struggente…ogni berta che ne accarezzi la superficie, mi ricorderanno di te.

Ale
Che dire, se negli anni ’70, d’estate, qualcuno vedeva una bimba solitaria con cappellino marinaro seduta sul bordo di un vecchio pontile di legno presso l’Arenella di Portovenere, con una lenza in mano, ero io. Non ricordo quando ho cominciato, ma a 7 anni per certo inseguivo babbo sott’acqua, lui a pesca col fucile, io dietro col retino imperterritamente convinta di riuscirvi anche così. Ormai è storia (vecchia) che in assenza di lenza e retino mi arrangiavo pescando piccole bavose di scoglio anche col sacchetto del bondì, doverosamente divorato prima. Per molti anni ho rilasciato tutte le prede, poi sono diventata ‘cattiva’ quando le dimensioni loro e mie sono aumentate. Ho avuto pochi ma magnifici maestri, che, bontà loro, mi portano appresso: pare io porti bene. Prediligo la pesca col vivo in mare, a bolentino traina e scarroccio; per poco (anno con ghiaccio sottile) mi è sfuggita la pesca nei laghi del Nord, ma ‘ce l’ho qui’...devo ritentare. Non amo descrivere tecniche (che lascio agli esperti) ma sensazioni. Per il resto sono archeologa.

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