Mangianze: istruzioni per l’uso. Parte prima: cosa sono e…come trovarle!

Mangianza moment

Abbiamo più volte parlato di spinning alle mangianze, nel corso di questi mesi. Ma come si approccia una mangianza? Elfishing presenta una guida a puntate per l’approccio a questa entusiasmante ma complessa situazione di pesca, che potrà regalare emozioni ma anche grosse delusioni a chi non saprà interpretarla a dovere.

In questa prima parte, partiamo da zero, e proviamo a ragionare sulla modalità più fruttosa per cercare le mangianze.

La mangianza, o più tecnicamente “frenesia alimentare”, si instaura quando un branco di pesce foraggio viene aggredito da un nutrito numero di predatori, che diventa mano a mano più aggressivo con il progressivo accentuarsi delle cacciate a segno; i piccoli pesci si dispongono quindi in assetto difensivo, assumendo la classica configurazione “ a palla”, nel tentativo di intimorire il predatore, spingendosi sempre più in superficie sotto la spinta degli affamati inseguitori.

Spesso tutta la scena avviene sotto i nostri inconsapevoli occhi, a decine di metri di profondità, e solo con l’ausilio di un ecoscandaglio saremo in grado di identificarne i segnali e cogliere l’occasione propizia. Talvolta invece, specie quando ad entrare in “mangianza” sono pesci pelagici, gli attacchi dal basso sono così insistenti da far risalire il foraggio fino alla superficie, dove viene sistematicamente avvistato dai gabbiani, che si uniscono alla frenesia lanciandosi continuamente sul pelo dell’acqua e talvolta sedendosi in gran numero in una piccola zona, direttamente sopra al foraggio, beccando avidamente sotto di loro. Ovviamente, se il tutto avviene in superficie e i pesci predatori sono di taglia, le cacciate saranno visibili come esplosioni di schiuma, più distinte ed evidenti in condizione di mare poco mosso.

Questo è il segnale che il pescatore non deve farsi sfuggire!

–          Come trovare le mangianze: il teorema dei “Gabbiani convergenti”

Anche senza un radar, strumento usato dai fisherman più attrezzati e dai pescherecci, spesso le mangianze sono così evidenti che è impossibile non identificarle ad occhio nudo anche a grande distanza: bollate e schiumate molto vistose, anche a centinaia di metri di distanza, oppure “fontane” di centinaia di gabbiani che si tuffano sono spettacoli che passano difficilmente inosservati, anche per un qualsiasi pescatore occasionale.

Ma ci sono giornate in cui, apparentemente, non ci sono ampi segnali di attività, e i pochi gabbiani sembrano volare circospetti ma in direzioni apparentemente casuali.

Apparentemente.

Questo perché i gabbiani sono uccelli opportunisti per eccellenza e difficilmente fanno qualcosa per caso.

E allora che si fa? Si sceglie un gabbiano a caso e lo si segue? Se avete una barca veloce, benzina da buttare via, e soprattutto tempo da perdere, si. Altrimenti conviene provare a fare qualche elucubrazione in più.

In queste circostanze, gli elfi sono arrivati a farsi un’idea quasi sempre vincente, che in mio onore, essendo ingegnere e “forzatamente appassionato” di matematica, è diventato il “Teorema dei Gabbiani convergenti”, che prontamente provo a spiegarvi, anche con l’aiuto di una banale grafica.

Enunciato del teorema: se tre o più gabbiani convergono verso un’unica zona, anche se da provenienze diverse e non necessariamente in contemporanea, in quella zona ci sono altissime probabilità di trovare banchi di acciughe in superficie, nel 99% dei casi attaccati dai predatori. La tanto ambita mangianza.

Consideriamo infatti che il gabbiano ha una vista e soprattutto un udito acutissimo. Quando rintraccia le acciughe, si getta dall’alto in picchiata, emettendo un piccolo lampo di luce, un riflesso, quando le piume delle ali vengono colpite dai raggi solari. Difficilmente da solo. In più, notoriamente, i gabbiani sono molto chiassosi, e quando mangiano lo sono di più.

Se questi segnali sono molto lontani, possono sfuggire a voi, specie in condizioni di mare non propriamente piatto e foschia, ma di certo non ad un altro gabbiano che si trovi nelle vostre vicinanze, che ha sensi molto più sviluppati e soprattutto una posizione decisamente privilegiata di osservazione.

Ma un solo gabbiano non basta, perché il suo volo potrebbe essere solamente una ricognizione, mirata, appunto, a cercare segnali, che ancora non ha identificato.

Per cui, cosi come tre indizi fanno una prova…tre gabbiani fanno una (probabilissima) mangianza!

Qualora sia chiaro che tre o più gabbiani tendono con il loro volo a convergere in una determinata area, proseguite idealmente la loro traiettoria. L’intersezione tra i voli dei tre gabbiani vi definisce un punto all’orizzonte preciso, che è quello che ha sicuramente piu possibilità di vedere scoppiare la frenesia alimentare!

 

 

Anzi, in molti casi, basta fissare con maggiore attenzione la direzione specificata che..magicamente…appaiono dei puntini (gabbiani) concentrati in quella zona che probabilmente erano già lì, ma prima non avevate colto, perché si trattava solo di una direzione qualunque su 360° attorno a voi, con le stesse, apparenti, possibilità di tutte le altre.

E invece…Bingo.

 

Il teorema ha anche un “inverso”. Spesso, anche l’osservazione di gabbiani provenienti da una stessa zona, è una chiara indicazione di una possibile mangianza, specie nel periodo primaverile/estivo. In primavera/inizio estate i gabbiani infatti hanno appena dato alla luce le nidiate dei piccoli, ed iniziano un vero e proprio tour de force alimentare per procacciare cibo a sufficienza per la famelica prole. Quindi, si mettono in volo, identificano le prede, si caricano di foraggio e rientrano ai nidi, per nutrire i piccoli, prima di partire nuovamente per la zona di pesca.

Vedere più gabbiani provenire da una stessa zona è quindi un segnale ugualmente utile per identificare una prima zona dove cercare le possibili prede!!

 

Nel prossimo articolo vedremo come avvicinarsi ad una mangianza, senza rovinare tutto.

Stay Tuned, su elfishing.it!

Inge
Ingegnere nautico (da cui il nick) con la passione della pesca, nasce a La Spezia nell'ormai lontano 1985. Inizia a pescare ancor prima di camminare, seguendo le orme degli illustri familiari, abilissimi pescatori di orate con lenza a mano e metodo tradizionale. Dopo anni di gloriosi insuccessi, passa inspiegabilmente alla pesca con gli artificiali, ed in particolare alla traina costiera e allo spinning sulle mangianze, di cui si innamora. Ne deriva uno smodato sentimento di amore-odio per i gabbiani, e una vista assai acuta, nonostante gli occhiali, per individuare i più piccoli cenni di mangianza da La Spezia a Capo Corso. Da qualche anno si è avvicinato, nel periodo invernale, alla pesca dei cefalopodi da Riva, con stranamente buoni risultati. Pescatore molto tecnico, detiene nel team anche il primato di pesca alle acciughe e alle aguglie con le mani, di cui è molto orgoglioso... Si può considerare il "tattico" del team, vista la sua passione per la tecnologia (dorme con il GPS) e meteorologia.

3 Comments

  1. Gianni

    4 giugno 2013 at 11:26

    Ciao bel post, ma la continua su come avvicinarsi? Grazie mille

    • Inge

      Inge

      4 giugno 2013 at 11:39

      Ciao Gianni e benvenuto. la seconda parte è in arrivo a breve in Home page!

  2. Pingback: Mangianze: istruzioni per l’uso. Parte seconda: cosa abbiamo davanti? | elfishing

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