La propulsione dell’onda

Meglio la ‘pochezza’ di ciò che siamo della grandezza che siamo pronti a millantare.

Un giorno, molti anni fa, un pescatore (vero!) mi disse: “La mia vita è felice che la metà basta”.

Un’affermazione di profonda consapevolezza e di rara portata in questo mondo dove molti per lo più non hanno nulla;  addirittura, forse, di generosa visione verso ciò che possedeva, considerati quanti , al contrario, si lamentano anche sol quando hanno tutto ma sfugge loro una sardina.

 

Non molto tempo dopo, questo stesso pescatore, convinto evidentemente  che io possedessi la virtù di minargli tale felicità, non mi rivolse neanche più la parola. Senza preavviso, senza spiegazione.

Se non una volta, tempo prima, accennandomi: “Se non parlo con te è perché sono intelligente”.

Quest’affermazione mi sorprese: non mi era mai successo, ma dalla magnanimità del mio saperMi prendere molto poco sul serio, la interpretai come un (inconsapevole) complimento: “meriti ‘attenzione’, un ‘chi va là’, uso di intelligenza”.

 

Anche se così fu chiaro che quel surplus, quella ‘metà ’ che gli pareva avanzare… beh nel suo cuore non gli avanzava per niente.

Gli avanzavano solo parole.  Ad amplificare qualcosa che anzi considerava così profondamente indispensabile alla sua vita, da fargli alzare palizzate insormontabili perché non venisse minimamente scalfito. Un hortus conclusus.

 

Ma la vera esistenza non è in una pozza d’acqua che si cerca di contenere, ma nel mare incontrastato che vi sta fuori. Le persone spesso sono convinte che si voglia entrare nelle loro pozze (forse perché con cura e attenzione hanno fatto conferir loro l’aspetto di piscine). Ma non è così…..vi sono molte altre persone che invece hanno bisogno di spazi aperti e se capita anche di mare agitato, ma che sia mare!

Per cui non cercheranno mai di pescare in piscine/vasche di allevamento, persino troppo facile.

 

Come credevo sin troppo facile far intendere come invece ero io.

Quel giorno compresi dunque di aver perso un amico, un pescatore abile da cui avrei potuto imparare tante cose ancora.

Poi capii che forse, pur nella mia pochezza, nel mio nuoto fantozziano tra mine e strani granchi, era lui ad aver perso qualcosa.

 

Io continuo a pescare nel mare osservando e interagendo, se possibile, con ogni forma vivente degna di nota. Lui probabilmente continuerà a innamorarsi ogni volta ancora della propria immagine che si specchia nelle acque quiete della propria vita. Attento a (contrastarne) ogni increspatura.

Perché certo io non ho nel mio modo d’essere la forza o l’intenzione della mareggiata. Giusto, al massimo, la proporzione di un’onda.

O addirittura la propulsione? A questo punto..forse  ^_^

 

Statemi al largo dunque….sono un’onda anomala, un mini tsunami, e in fondo, a dirla tutta perché no…..mi piace.

Swoooshhhhh..….. 😉

 

foto: Luca Briselli, onda

Ale
Che dire, se negli anni ’70, d’estate, qualcuno vedeva una bimba solitaria con cappellino marinaro seduta sul bordo di un vecchio pontile di legno presso l’Arenella di Portovenere, con una lenza in mano, ero io. Non ricordo quando ho cominciato, ma a 7 anni per certo inseguivo babbo sott’acqua, lui a pesca col fucile, io dietro col retino imperterritamente convinta di riuscirvi anche così. Ormai è storia (vecchia) che in assenza di lenza e retino mi arrangiavo pescando piccole bavose di scoglio anche col sacchetto del bondì, doverosamente divorato prima. Per molti anni ho rilasciato tutte le prede, poi sono diventata ‘cattiva’ quando le dimensioni loro e mie sono aumentate. Ho avuto pochi ma magnifici maestri, che, bontà loro, mi portano appresso: pare io porti bene. Prediligo la pesca col vivo in mare, a bolentino traina e scarroccio; per poco (anno con ghiaccio sottile) mi è sfuggita la pesca nei laghi del Nord, ma ‘ce l’ho qui’...devo ritentare. Non amo descrivere tecniche (che lascio agli esperti) ma sensazioni. Per il resto sono archeologa.

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