ElfiInTest: AL Custom AL21, libere impressioni e considerazioni

La bellissima scia lasciata dall'AL21

Primo articolo per Elfishing dell’Architetto Michele Trave, “micmic” per gli amici e i forumisti che hanno imparato negli anni a conoscere la sua grande preparazione anche sulla nautica.

Appassionato di pesca ma soprattutto di mare, si è recentemente concesso il privilegio di acquistare uno dei più riusciti fisherman che solchino il Mediterraneo: L’AL Custom 21.

Ci racconta le sue impressioni, sviscerando pregi e difetti, in questa scheda che vi proponiamo.

Come sempre, solo su elfishing.it!

Introduzione.

Navigo e cerco di pescare da trent’anni girando Corsica e Sardegna. Ormai però sono stanziale durante le vacanze a Calasetta da quasi dieci anni e ho perfettamente capito che li il mare è calmo quando la sua onda spezzata si limita ai 50 cm. Arrivai trainando una Torpedine 500 Selemar confortevole ma eccessivamente bagnata per quel vento e mare, poi sono passato ad un Janneau Cap Camarat 515 un po’ più duro ma sicuramente molto asciutto, razionale e ben costruito.

Considerato che si vive una volta sola (la mia barca si chiama SIVI) quando mi è capitata una buona occasione l’ho acchiappata.

Da tempo studiavo l’usato delle classiche barche da mare duretto tipo Boston, Robalo, Edgewater, Mako, Grady White ecc. Quando si è prospettata all’orizzonte una AL21. Risolto dai venditori l’ostacolo maggiore che si frapponeva ossia ritiro della mia barca e trasporto, mi son trovato proprietario della AL21 motorizzata Suzuki 150 più ausiliario da 9,9 e fornita di Eco Gps HDS10 con trasduttore passante da 1kw, radio VHF Lowrance, radio, tendalino, chiusura invernale, frigo, vasca del vivo, impianto alta pressione lavaggio pozzetto, faro sul pozzetto, doccetta acqua dolce, presa di corrente.

In effetti sono stato ingolosito anche dalla sovrabbondanza e dalla qualità degli accessori installati ed essendo un pescatore al 50% ho molto apprezzato  il restante 50% della componente turistica dell’imbarcazione.

 

Lo scafo

A prima vista la linea dell’imbarcazione è veramente emozionante anche se alcune scelte come la mancanza di una battagliola e di una piccola delfiniera a prua vanno un po’ a scapito della praticità. Infatti, avendo una prua molto alta, se non si è estremamente ginnici si fatica a salire e scendere dai pontili galleggianti standard. Anche la mancanza di un musone rende un po’ problematico salpare l’ancora. Io ho provveduto ancorando alla bitta di prua un musonedelfiniera certamente non bello ma comodo.

La finitura è un po’ “grezza” diciamo che, senza scomodare Boston & Company, è anche lontana  da Jeanneau. La mia, essendo del 2010, teoricamente non è neppure una preserie. Molto belle, comode e sicure le gallocce a scomparsa.

L’antisdrucciolo non nasce con la stampata della coperta ma è spruzzato in un secondo tempo. La sua efficienza e piuttosto ridotta e con la rugiada mattutina bisogna fare attenzione nel salire a bordo. Meglio aggiungere alcune strategiche strisce adesive antiscivolo.

Forse per motivi di sicurezza non esiste alcun gavone sotto il piano di calpestio a parte il vano dentro alla consolle. La prua è compartimentata in tre gavoni di cui quello centrale di dimensioni decorose ma i due laterali piuttosto piccoli. Sotto la consolle esiste il classico vano profondo fino alla chiglia che ospita le due batterie e relativi stacca batteria e dove si possono stivare salvagenti, dotazioni e tutte quelle cose che accuratamente incastrate risultano poi quasi impossibili da estrarre.

Veramente razionale, ergonomico e funzionale il leaning post dotato di schienalino (fissato in due porta canne) e poggiapiedi.

Eccellente ed efficiente la dotazione dei sedici portacanne di cui quattro a murata con orientamenti diversi, quattro sul T top e quattro dietro al leaning post. Finalmente ho un posto a portata di mano dove sistemare le varie canne in pesca. Il T top è robusto, molto ben eseguito esente da qualsiasi vibrazione e predisposto per i divergenti. Io mi sono limitato ad inserire negli ultimi due portacanna a murata verso poppa due tubi di pvc dotati di un T che tengono orizzontali le canne durante la traina.

Nelle murate ci sono rastrelliere per altre canne o remi o mezzo marinaio o raffi. Manca un ricovero chiuso per ospitare in barca le canne monopezzo.

La soluzione bracket lascia uno spazio a bordo di sei metri e trenta netti decisamente abbondante per sei persone sia per la pesca sia per la balneazione. Anche la larghezza è ottima e, malgrado il mio scarso entusiasmo per le murate esageratamente larghe, devo ammettere che queste piacciono assai alle donne che, oltre alla prua, possono usare le murate sui masconi per prendere il sole.

In navigazione.

La barca è dotata di serie di flaps elettrici e non potrebbe essere diversamente perché proprio su questi si basa tutto il suo equilibrio in navigazione. Infatti il bracket sposta in fuori il peso del motore/motori e i flaps gestiscono il fulcro della barca. Quindi non sono un di più come sulle barche americane della stessa classe, bensì costituiscono un elemento assolutamente indispensabile.

Secondo le istruzioni di Andrea Lia ho provato a entrare in planata trimmando tutto “sotto” e tenendoli sollevati. Con mare perfettamente liscio si può fare, ma il “liscio” di Calasetta esige un rapido intervento di abbassamento altrimenti la barca salta o delfina. Purtroppo l’azionamento degli interruttori avviene a “sentimento” in quanto non ci sono riscontri visivi per sapere di quanto si muovono i flaps. Bisogna cliccarli brevemente e ad un tratto la barca si assetta perfettamente filando a 21/22 nodi che, a mio parere, costituiscono la velocità di crociera naturale ed economica lasciando a poppa una bella scia.

Sembrerebbe tutto sistemato e invece no. Se il verso o il tipo di onda cambia  è nuovamente necessario intervenire trimmando e abbassando i flap con onda secca di prua o alzandoli se l’onda è di poppa. Il “di quanto” è nuovamente lasciato al “sentimento”. Insomma girando fra le isole quindi con venti estremamente variabili (come nel mio caso) le correzioni si moltiplicano anche perché con onde al mascone, al traverso o disordinate se si cade in un cavo la botta è piuttosto secca. Poi smanetti e per un po’ sei nuovamente a posto. Naturalmente agendo in modo differenziato sui pulsanti puoi anche correggere eventuali sbandamenti da carico, vento o mare.

Le bottarelle da errata manovra denunciano un deadrise sicuramente non da barca americana che ha però il suo risvolto positivo nei consumi. A 21/22 nodi siamo sui 20 litri/ora forse scarsi. Salendo si confermano i calcoli indicati sul nuovo sito di Andrea Lia “Fishing Attitude” http://www.fishingattitude.com/al-custom-dimensioni-consumi-e-velocita/comment-page-1/#comment-86  27l/ora a 27 nodi.

Chiaramente il mio uso estivo è stato ben al di sotto (300 litri per 35 ore) ma le ore a traina o quelle a vertical col motore al minimo abbattono la media in modo difficilmente quantificabile finché non si esamina il rapporto del computer confrontandolo col precedente. Io stimo le ore di navigazione reale a circa 18/20 e quindi i conti sembrano tornare piuttosto favorevolmente.

La pinna anticavitazione del motore esercita un effetto stabilizzante del beccheggio e così facendo solleva talvolta degli alti spruzzi d’acqua pittoreschi ma innocui.

Anche con mare formato e onde molto ripide e frangenti non ho mai riscontrato fenomeni di cavitazione. Diciamo che  fino a 60/80 cm. Si può planare “sopra” dato il rapporto lunghezza/ distanza fra le creste. Oltre (ho navigato con 1 metro e mezzo e vento dritto di prua), abbassati i flaps si viaggia confortevolmente a 12 nodi; la barca si dimostra molto stabile e sicura ma il trascinamento dell’acqua non giova al consumo. I 250 litri di capacità del serbatoio calmano qualsiasi ansia di restare a secco anche con ritorni tempestosi e assetati di benzina.

Diciamo che la barca permette di navigare bene fino alla situazione di mare oltre alla quale non si può più né pescare né fare il bagno e che costituisce, per quanto mi riguarda, anche il caso d’impiego limite..

Si viaggia bene con l’onda al mascone perché la barca inizia un’oscillazione relativamente lenta e confortevole ma dopo la prima onda anomala che ha generato una doccia globale sono stato invitato da moglie e amici (eravamo in quattro) a proseguire gli esperimenti in solitario. La regola vale anche al traverso dove vai a 21/22 nodi a 4000 giri ma anche qui occhio all’onda anomala e relativa botta con schizzo annesso….

La velocità massima rilevata con mare increspato, quattro persone a bordo e circa 150 litri di benzina è stata di 33 nodi a poco meno di 6000 giri. Il passo dell’elica mi pare adeguato in quanto il motore è dotato di una gran bella coppia e spinge generosamente fin dai bassi regimi di giri. Il 150 cv può essere utilizzato in traina con artificiali ossia dai 3 nodi in su. Per quella col vivo è indispensabile un ausiliario. Forse potrebbe anche essere impiegato un elettrico diminuendo così il peso all’estremità del bracket.

Se il mare è relativamente calmo il trasduttore dell’HDS10 legge perfettamente il fondo fino ad una velocità di circa 20 nodi.

Fatta esclusione per errori di guida, la barca è molto asciutta e se lo affermo è perché l’ho provata con venti e onde Calasettiane contraddistinte dal fatto che da qualsiasi direzione provengano non scherzano proprio mai, anche quando sono semplicemente definiti “locali”. In effetti ho cambiato barca per questo motivo e non me ne pento.

Bisogna porre attenzione a manovre di ormeggio col vento al traverso e virata a babordo perché il vento fa presa sul T top e la spinta, aggiunta all’effetto evolutivo dell’elica al minimo fa scarrocciare vistosamente. Meglio scegliere i posti barca con virata a tribordo.

 

Come consuntivo devo ammettere che malgrado parecchie uscite la fase di apprendimento non è ancora terminata. Quando raggiungi Il settaggio ottimale la barca va molto ma molto bene..

Diciamo che è sconsigliabile solo a navigatori novizi o con piede scarsamente tecnologico/marino ma se ti piace smanettare e gustarti le indubbie qualità di navigazione questa è proprio la barca per te!

 

Inge
Ingegnere nautico (da cui il nick) con la passione della pesca, nasce a La Spezia nell'ormai lontano 1985. Inizia a pescare ancor prima di camminare, seguendo le orme degli illustri familiari, abilissimi pescatori di orate con lenza a mano e metodo tradizionale. Dopo anni di gloriosi insuccessi, passa inspiegabilmente alla pesca con gli artificiali, ed in particolare alla traina costiera e allo spinning sulle mangianze, di cui si innamora. Ne deriva uno smodato sentimento di amore-odio per i gabbiani, e una vista assai acuta, nonostante gli occhiali, per individuare i più piccoli cenni di mangianza da La Spezia a Capo Corso. Da qualche anno si è avvicinato, nel periodo invernale, alla pesca dei cefalopodi da Riva, con stranamente buoni risultati. Pescatore molto tecnico, detiene nel team anche il primato di pesca alle acciughe e alle aguglie con le mani, di cui è molto orgoglioso... Si può considerare il "tattico" del team, vista la sua passione per la tecnologia (dorme con il GPS) e meteorologia.

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