Slamando s’impara

Slamando s’impara

Cronaca di un w.e. trascorso in mare, speso tra chiacchere, risate, SCOTTATURE da urlo e anche qualche incontro meritevole di menzione…

Questa volta hanno vinto loro, ma non demordiamo.

D’altronde…slamando s’impara. O no?

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E alla fine, molto alla fine, due giorni di bel tempo sono arrivati. Due settimane passate a sperare, guardare improbabili cartine meteo a distanza siderale, temendo il libeccio e lo scirocco, confidando in una dannata alta pressione…mancava solo il santino votivo di San Azzorre…Tutto questo per trovare uno spiraglio per praticare la nostra passione.

Pazzo? Folle? Non avete ancora visto nulla, non avete ancora parlato di pelagici con Il Cinghiale.

Due stacanovisti, Cinghiale e Inge, 20 ore in mare, quasi un record. Gli altri 4 si alternano, due il primo giorno, due il secondo. E’ la famosa Tunnazione.

Due giorni in mare, con equipaggi differenti, 4 persone impiegate ogni giorno a pattugliare costantemente la nostra “zolla” di mare. Un rito quasi scaramantico. Sono qui. Ci devono essere.

Neanche la Guardia Costiera può vantare un tale spiegamento di mezzi.

Un piccolo ed eroico gozzo fende le acque a 6 nodi, rincorrendo, spesso vanamente, i tonni che lo doppiano nuotando in retromarcia. Ma quando si avvicina a tiro…non c’è scampo. A meno che all’orizzonte non appaia la barca dell’Avvocato, guidata dal Cinghiale, che al primo cenno di mangianza la porta a velocità impossibili, con il sangue agli occhi, canna in una mano e focaccia alla mortadella nell’altra (Ma con cosa sta guidando????). E ovviamente mi rovina l’approccio tecnico-soft-delicato da cecchino del mare, dato che solo un tunnide con gravissimi problemi di udito potrebbe non sentire il bolide in arrivo.

In altre occasioni è la barca del Comandante a far capolino mentre mi avvicino con il passo del leopardo; ha finalmente sostituito il suo vecchio Evinrude modello “bombardiere b52” con un più silenzioso Yamaha 250 cv. Diciamo che adesso perlomeno lo sentono arrivare dal Giglio e non da Capo Corso. Chapeau.

Da buon Jack Sparrow dei mari, si avvicina di soppiatto, sornione, alla mangianza, spesso con un numero inverosimile di canne in mare. Curioso infatti il feeling che hanno le sue canne da traina con i tonni; se non si vede una mangianza nel raggio di 50 miglia, basta fargli estrarre dalla sua fornitissima cabina-magazzino tutte le 837 canne da traina che possiede, posizionarle correttamente in pesca, e riparte la mangianza. Rimane solo il problema di dover eliminare tutto quel materiale bellico in pochi minuti..ma ormai il nostro comandante ha tempi da box Ferrari…quelli strettamente necessari a far concludere la mangianza, obviously. Qualcuno necessita di una benedizione.

Insomma…tre barche e i loro pazzi equipaggi, tante chiacchere, ancor più cibo, pochi fatti.

Quasi 20 ore di mare in due giorni dicevamo, troppa la voglia di una ferrata, di un pesce qualsiasi, che dia un senso a questa primavera troppo brutta per essere vera, piena di pesci che non si possono raggiungere e ti fanno i gestacci dal mare agitato.

 

Usciamo presto. Tanto non dormiva piu nessuno… Chi parte da Prato, arriva a Sarzana senza accorgersene, con l’autopilota. Immagina mangianze negli autogrill, e la Capitaneria appostata con il barcavelox tra una siepe e l’altra. E si ritrova in mare, davvero.

Neanche il tempo di dirsi un ciao, che comincia a saltellare roba. Sono bei pesci, vicini. Troppo vicini alla costa. Da non credere.

Cominciamo con i lanci, sono un pò svogliati, si dileguano presto. Passiamo un’oretta a seguirli con discrezione, niente, non ci danno altre chances. Cala il nulla, la tramontana lascia lo spazio ad una bava da Sud, il mare si fa olio, ma i pesci dove son finiti?

Qualche ora di inedia, un clichet costante per tutto il week-end, sarà il traffico delle barche. Proviamo un pò più fuori, ma non cambia molto.

L’entusiasmo cala un pò, ma solo un minimo, dato che i pesci ci sono, li abbiamo visti. Le palle di mangianze sono visibili sull’eco, c’è solo da aspettare che si scateni l’inferno. Nel frattempo la mangianza si sposta SULLE barche, con le focaccine che cadono sotto i colpi delle mandibole, e i gabbiani ci seguono per far parte della festa.

Evidentemente i pesci cominciano ad essere invidiosi, e cominciano con l’antipasto. Le prime bollate, timide.

Palamite, tombarelli. Schizzinosi ai limiti dell’antipatia, mangiano pesci vicini alle dimensioni del plancton, solo l’amo del nostro jig piu piccolo è più grosso di loro.

Poi bollate più grosse. Sempre più decise.

E l’apoteosi.

 

Il primo ad incannare, nella prima giornata, è il Peve sul gozzo.

Mangianza decisa, una palla di tonni su un pugno di sgombri. Arriviamo prima che spariscano e soprattutto prima che se ne accorga il cinghiale.

Doppio lancio, “all in”. La mia stick viene colpita di testa dal centravanti della formazione tunnidea, salta mezzo metro sopra l’acqua, ricade, e la seconda punta ci prova di rapina. Infatti mi rapina buona parte della stick ma non trova l’amo. Non va. Ma applausi per lui.

Nello stesso momento il Peve sta muovendo la sua stick Maria Loaded con un occhio su quanto succede a me, uno alla sua esca e una gocciolina di sudore che gli cola dalla fronte.

Un frecciarossa prova un inserimento da dietro. E’ una bella bestia, uno dei più grossi del team, lo vedo bene sotto il pelo dell’acqua. Punta a 50 km/h l’esca del Peve e LO FERRA. E’ il primo caso in cui il pesce ferra il pescatore.

Fuga di 80 metri, minimo. Il nostro buon amico riesce a non volare in acqua e inizia un tenace combattimento. Di tutto il team è l’unico a non avere una canna “specifica” per bestie over 30, ma ha una canna da alletterati di taglia che ha all’attivo nei mari italiani e caraibici parecchi pesci sui 20kg e oltre. Diciamo non esattamente un fioretto. Il combattimento è serrato, il nostro è in evidente difficoltà fisica, non di attrezzatura, che fa il suo più che dignitosamente. Il pesce si avvicina, ma si slama dopo circa 15 minuti quando ormai era a tiro ma non ancora in vista. Peccato. Il Peve lamenta dolori sparsi e una fitta particolarmente forte all’ego…voleva la sua foto con il tonno sottobordo prima di rilasciarlo. Pazienza.

Il tempo di riprendersi, e ci spostiamo.

Sulla barca dell’avvocato la scena si è già ripetuta un paio di volte. Sono nel pieno dell’attività, moltissimi attacchi, una decina, ma i pesci sembrano chirurgicamente evitare l’amo.Il Cinghiale almeno uno riesce a portarlo alla barca.

Noi troviamo una mangianza a riva, un’altra un pò più al largo…ennesimo lancio, niente, qui mangiano roba piccola e la mia stick ” For-Tuna Andrea Pedaci” è troppo grossa. Cambio. Provo uno Shimano Waxwing, di colore improbabile, sai mai che sia talmente acceso da dar loro noia alla vista e provocare un morso.

Così è. Lancio, 3 secondi, canna piegata ad “U”. Eccoci!!!

E’ più piccolo di quello del Peve, la mia Yamaga Blanks non pare soffrirlo minimamente, in pochi, pochissimi minuti è gia sotto la barca. Vediamo il bagliore, un pesce sui 25 kg ad occhio. Il tempo di far giungere l’immagine alla retina e il bestio si slama.

Va bene che siamo per il catch&release, ma non proprio per il release volontario…almeno una foto….

Vabbè.

Anche in questo caso come nel precedente, amo (quello originale dei Waxwing, doppio, che dopo ho sostituito) integro, quindi slamatura piena. Chiamiamo l’altra barca, anche loro ne hanno padellati un altro paio. Ma hanno studiato ad Oxford???

Nel video, le slamate mie e del Peve.

 

 

Il giorno successivo la storia non cambia. Questa volta sarà il Cinghiale a portare un altro pesce fin quasi alla barca, con un piccolo jig, prima di ricevere l’abituale slamatura. Omettiamo il numero di imprecazioni e di santi scomodati.

Il week end finisce. Siamo distrutti, io e il Cinghiale cotti e disidratati cerchiamo l’ombra come dei viandanti del deserto, ma tutto sommato siamo felici.

Adesso non resta che ricominciare tristemente a sfogliare le carte meteo, sognando mangianze e cercando il primo spiraglio per una nuova uscita…sperando che non ci sia da aspettare una vita.

Inge
Ingegnere nautico (da cui il nick) con la passione della pesca, nasce a La Spezia nell'ormai lontano 1985. Inizia a pescare ancor prima di camminare, seguendo le orme degli illustri familiari, abilissimi pescatori di orate con lenza a mano e metodo tradizionale. Dopo anni di gloriosi insuccessi, passa inspiegabilmente alla pesca con gli artificiali, ed in particolare alla traina costiera e allo spinning sulle mangianze, di cui si innamora. Ne deriva uno smodato sentimento di amore-odio per i gabbiani, e una vista assai acuta, nonostante gli occhiali, per individuare i più piccoli cenni di mangianza da La Spezia a Capo Corso. Da qualche anno si è avvicinato, nel periodo invernale, alla pesca dei cefalopodi da Riva, con stranamente buoni risultati. Pescatore molto tecnico, detiene nel team anche il primato di pesca alle acciughe e alle aguglie con le mani, di cui è molto orgoglioso... Si può considerare il "tattico" del team, vista la sua passione per la tecnologia (dorme con il GPS) e meteorologia.

1 Comment

  1. Inge

    Inge

    17 maggio 2012 at 16:51

    Mi scuso per la massa addominale non muscolare in piena vista, purtroppo la palestra non ha fatto miracoli e il tonno non ha atteso che mi mettessi una maglietta. nella sezione vendo trovate i miei 5kg di troppo…se qualcuno di voi, ad esempio il Peve, li volesse CHIAMARE ORE PASTI (ovvero sempre)

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