Portovenere e la grande mareggiata del 30/01

Mareggiata Portovenere

Alle volte, la natura sa offrire spettacoli inimmaginabili.

Il 30 Gennaio scorso ce ne ha fornito un esempio lampante con una mareggiata impressionante che si è abbattuta sulla nostra costa, sospinta da venti fino a 100 km/h da sud ovest. La più classica delle “libecciate”, ma con condizioni atmosferiche che la rendono molto difficile da ripetere.

Tutto è iniziato 24 ore prima, nella notte tra mercoledì 29 e giovedì 30 quando, mentre sottocosta il mare si presentava totalmente placido, una discesa di aria artico marittima contribuiva a scavare una profondissima depressione sul nord europa, che iniziava velocemente a scivolare verso le Alpi, creandone una “succursale” altrettanto imponente, con un calo di pressione vertiginoso di oltre 30 HPa in 24 ore (avvertito perfettamente dai cervicali di molti di noi…) e valori di pressione record (negativo) per le nostre zone!

Mareggiata portovenere        mareggiata Portovenere  …prima e dopo…

Tutto questo comportava un repentino rinforzo dei venti da SW, con tutto il Mediterraneo alle prese con condizioni di mare agitato e picchi di 6 m sul nostro tratto di mare, con onde singole di altezza ancora superiore!

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Analizzando le carte meteo e cogliendone le potenzialità di una mareggiata davvero storica, due amici del Centro Meteo Toscana decidevano che era la serata giusta per immortalare uno spettacolo senza eguali: la Chiesa di Portovenere, nella sua eterna lotta contro il mare, con la sua posizione che la rende unica al mondo. E così, Paolo Lazzarotti (per gli amici “Maremmano”) e Francesco Storai (“Tstora”) si munivano di cerate, macchine fotografiche e tanta pazienza per trascorrere una serata in balia di vento, salsedine nebulizzata e scrosci di pioggia, per regalarci le perle che trovate qui di seguito, che ci raccontano tutta la repentinità dell’escalation del mare, dalle prime foto ancora in condizioni di “relativa tranquillità”, fino all’apoteosi poco dopo la mezzanotte!

Il risultato è questa gallery strepitosa, per la quale non possiamo che ringraziare gli autori per l’eccezionale lavoro svolto e per la disponibilità a rendere visibili i loro capolavori attraverso le nostre pagine!

 

Francesco ci racconta così la sua serata:

Portovenere. Abbiamo fatto fotografie per tutto il pomeriggio, passato in compagnia di un debole scirocco e mare mosso con onde belle ma non oltre i tre metri. Sono le 19, io Maremmano ci avviamo verso il ristorante sotto una leggera pioggia con la speranza che arrivi qualcosa di più sostanzioso: i modelli parlavano chiaro, tre metri di onda non ci bastano!!

Sgranata di testaroli al pesto accompagnato da un quartino di vino, grappa e si ritorna in prima linea. “Che è stò casino?” chiedo a Maremmano appena uscito dal ristorante. Ma si, è LUI, è il CAPITAN LIBECCIO! Soffia rabbioso, il mare è salito di circa un metro, si viaggia sui quattro metri di onda! FINALMENTE!  :D

Proviamo a fare qualche fotografia ravvicinata alla chiesetta, ma piove col vento e le lenti dei nostri obbiettivi si riempiono di goccioline.  >:( >:( Fortuna che Maremmano ha un asso nella manica.

Al buio seguo Maremmano su un sentierino controvento che risale la collina. La scena è da film dell’orrore: non si vede niente, il vento taglia la faccia mentre una sinfonia di schianti si leva dagli scogli sotto di noi.

Arriviamo al piccolo “bunker” a mezza costa, posto circa 30 metri sopra il livello del mare. Qua dentro siamo riparati dalla pioggia ma non dal vento: la nicchietta ha delle grosse finestre aperte ad ovest ed il vento ci si incanala dentro ululando come una bestia ferita. Non c’è verso di stare fermi, l’apertura crea un pazzesco effetto Venturi che ci fa letteralmente ballare, ci sposta, ci scalcia.
Vibra tutto. Vibra il terreno, vibrano gli stativi delle macchine fotografiche. “E’ la risonanza” dice l’ingegner Maremmano. Oltre i due secondi di posa sarà difficile andare. Abbraccio il treppiede per farlo staro fermo e inizio a scattare.

Il mare!! Ora si è che è incazzato! Sono le 22, le onde salgono di minuto in minuto, gli spruzzi iniziano ad avvolgere la chiesa. Prima una volta, poi una seconda volta, poi una terza volta… siamo in estasi! Scattiamo in continuazione, l’ululato del vento è interrotto solo dagli schianti delle onde sulla scogliere e dai nostri urli quando ci riesce una bella fotografia. Sembriamo matti, ma forse sani sani non lo siamo davvero.

Il rumore del vento copre i pensieri, entriamo in una fase quasi mistica osservando lo sbattere dei cavalloni sulla scogliera illuminata dai fari e fotografando come automi. Intorno a noi niente, solo la burrasca. Godimento puro: le onde più alte arrivano almeno ai 5/6 metri, sono le 23.30.

Come promesso dai modelli inizia a piovere, il vento smette di aumentare, si stabilizza per qualche minuto e poi… si smorza. Si smorza e piove sempre più forte. Risento i miei pensieri, arriva anche un po’ di freddo nelle ossa (sette ore di fotografie non sono poche) e la stanchezza. Smontiamo e torniamo al paese. E’ mezzanotte passata.

 

Per informazioni più “commerciali”, qualora voleste acquistare una stampa di uno di questi capolavori, potete contattari gli autori dai loro profili FB (cliccando sul loro nome, sopra) o inviarci una mail ad info@elfishing.it , e provvederemo noi a mettervi in contatto.

Vi ricordiamo che i diritti per le foto qui presentate restano dei rispettivi autori, e che la riproduzione non autorizzata, anche parziale, è vietata.

Inge
Ingegnere nautico (da cui il nick) con la passione della pesca, nasce a La Spezia nell'ormai lontano 1985. Inizia a pescare ancor prima di camminare, seguendo le orme degli illustri familiari, abilissimi pescatori di orate con lenza a mano e metodo tradizionale. Dopo anni di gloriosi insuccessi, passa inspiegabilmente alla pesca con gli artificiali, ed in particolare alla traina costiera e allo spinning sulle mangianze, di cui si innamora. Ne deriva uno smodato sentimento di amore-odio per i gabbiani, e una vista assai acuta, nonostante gli occhiali, per individuare i più piccoli cenni di mangianza da La Spezia a Capo Corso. Da qualche anno si è avvicinato, nel periodo invernale, alla pesca dei cefalopodi da Riva, con stranamente buoni risultati. Pescatore molto tecnico, detiene nel team anche il primato di pesca alle acciughe e alle aguglie con le mani, di cui è molto orgoglioso... Si può considerare il "tattico" del team, vista la sua passione per la tecnologia (dorme con il GPS) e meteorologia.

2 Comments

  1. Lorenzo

    3 febbraio 2015 at 14:24

    we inge!

  2. Sonia

    4 febbraio 2015 at 21:35

    Complimenti ragazzi … Ci avete regalato un emozione . Meravigliose le foto e altrettanto il racconto . Sonia .

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