Mangianze: istruzioni per l’uso. Parte seconda: cosa abbiamo davanti?

acciughe in volo

Con un pò di colpevole ritardo, pubblichiamo la seconda parte del nostro approfondimento semiserio sulle mangianze.

Dopo aver provato a descrivere nello scorso articolo (clicca qui per rileggerlo) come trovarle, oggi proviamo a fare un pò di chiarezza su quello che ci troviamo davanti.

Solo, machevelodicoaffà, su elfishing.it!

Dopo aver inseguito i gabbiani per ore, o solo per pochi minuti se avete adottato i nostri stratagemmi Cool , bisogna avere l’accortezza di saper leggere la situazione che ci si presenta davanti.

Non tutte le mangianze, infatti, sono uguali; al di là della semplice constatazione riguardante la dimensione delle prede che ci si parano davanti, spesso molto evidente anche a grande distanza e abbastanza chiara anche per i principianti (un tonno di 30kg in mangianza è abbastanza differente da un tombarello di 2…), quello che è importante distinguere è la tipologia di foraggio e soprattutto la tecnica difensiva adottata.

Proviamo a fare un pò di chiarezza.

Gli esperti, amano distinguere le mangianze in tre tipologie principali, in funzione della dispersione del pesce foraggio:

– “RAIN FISH”

“Rain fish” o pioggia di pesce, è la classica situazione in cui il pesce foraggio è molto rado sulla superficie del mare, poco disturbato dai predatori dal basso, mentre può esservi o meno presenza di gabbiani. In questa conformazione i predatori, proprio per la dispersione del pesce-esca, compiono saltuarie cacciate sulla superficie, definite in gergo come “bollate”, dal segno che lasciano dopo il loro passaggio. Lo spostamento dei pesci esca sul pelo dell’acqua lascia piccoli segni circolari sulla superficie, simile all’effetto della pioggia.

Questa situazione è una delle più difficili per lo spinner, in quanto la presenza di predatori è molto rada in confronto a quella dell’esca, quindi solo con grande bravura sarà possibile insidiare con il nostro artificiale un pesce di mole, visto che è molto difficile individuarne la direzione di spostamento e quindi far passare l’esca, una tra tante, davanti al muso del predatore.

Riguardo alle “bollate”, si noti che spesso i tonni in spostamento compiono singole cacciate sulla superficie; inoltre, le palamite fanno delle bollate il loro principale modus operandi, dato che, nel nostro litorale, viaggiano per la maggior parte del tempo in piccoli branchi non in grado di esibire mangianze vistose e continuative, non riuscendo a circondare le prede.

Si tratta quindi della condizione più difficile ma non per questo da trascurare.

-“BAIT BALL”

La conformazione a Bait Ball, letteralmente “palla d’esca”, è una delle più spettacolari; il pesce foraggio, generalmente acciughe o sardine ma è possibile si tratti anche di sgombri, si dispone in un caratteristico assetto a palla, sotto gli attacchi dal basso dei predatori e, spesso, dall’alto, dei famelici gabbiani.

Questa conformazione tende a rallentare lo spostamento della massa di pesce foraggio, concentrando in una zona circoscritta l’attività di predazione. In queste circostanze normalmente è pienamente evidente la collocazione dell’obiettivo dei nostri lanci, esattamente al centro della bait ball o subito a valle di essa; si tratta di una situazione molto adrenalinica, grazie anche alle “esplosioni” che sistematicamente avvengono nella bait e scalzano alcuni pesci esca, facendoli letteralmente volare.

La situazione può essere più o meno favorevole per lo spinner, in funzione della velocità di spostamento e della dimensione della baitball; più grande e statica sarà la palla, più facile sarà centrarla con le nostre esche e avere possibilità di avere strike, specialmente con l’utilizzo di metal jig. D’altra parte, spesso i momenti di maggiore efficacia sono quelli vicini all’esaurimento del pesce esca, quando i nostri artificiali diventano maggiormente visibili per i predatori, ormai in assoluta frenesia, e quindi con maggiore probabilità di cattura.

Foto: una bait ball abbastanza estesa (a sinistra, si notano le acciughe, di piccola taglia, in volo)

 

-“SEA STORM FISH”

La “tempesta di pesce” è il fenomeno più adrenalinico a cui può assistere uno spinner in mare.

Spesso risultato finale delle due situazioni precedenti, è un distillato di frenesia totale nei predatori, che porta la superficie del mare a ribollire sotto l’attacco dal basso di pesci di taglia. L’effetto scenico è ovviamente proporzionale al numero di predatori e, soprattutto, alla loro dimensione. Un branco di tonni di branco (20-40 kg) in piena frenesia è visibile, con mare calmo, a diverse centinaia di metri di distanza. Senza contare che questa situazione è normalmente oggetto dell’attenzione di centinaia di gabbiani, che aumentano la visibilità del fenomeno a grande distanza.

In queste situazioni è fondamentale lanciare l’esca al centro del marasma, o, ancora meglio, nella direzione di spostamento dell’insieme predatori-esca. In certe condizioni la mangianza risulta stabile e duratura, consentendo vari lanci utili; in altre invece la frenesia dura pochi minuti, tali da consentirci uno o due lanci al massimo, prima che il foraggio venga decimato o che i predatori si abbassino, specie se disturbati…

In foto: tempesta di pesce. In questo caso tonni rossi di buona dimensione.

 

Proprio al galateo delle mangianze, ovvero al corretto comportamento da mantenere nei pressi di una delle condizioni sopracitate, nel rispetto dei pesci e dei pescatori vicini, sarà dedicato il terzo e ultimo articolo della serie.

Stay tuned…su elfishing.it

Inge
Ingegnere nautico (da cui il nick) con la passione della pesca, nasce a La Spezia nell'ormai lontano 1985. Inizia a pescare ancor prima di camminare, seguendo le orme degli illustri familiari, abilissimi pescatori di orate con lenza a mano e metodo tradizionale. Dopo anni di gloriosi insuccessi, passa inspiegabilmente alla pesca con gli artificiali, ed in particolare alla traina costiera e allo spinning sulle mangianze, di cui si innamora. Ne deriva uno smodato sentimento di amore-odio per i gabbiani, e una vista assai acuta, nonostante gli occhiali, per individuare i più piccoli cenni di mangianza da La Spezia a Capo Corso. Da qualche anno si è avvicinato, nel periodo invernale, alla pesca dei cefalopodi da Riva, con stranamente buoni risultati. Pescatore molto tecnico, detiene nel team anche il primato di pesca alle acciughe e alle aguglie con le mani, di cui è molto orgoglioso... Si può considerare il "tattico" del team, vista la sua passione per la tecnologia (dorme con il GPS) e meteorologia.

4 Comments

  1. Giacomo

    25 dicembre 2013 at 23:14

    ormai ero curioso di leggere anche la terza parte ma non riesco a trovarla…

    • Inge

      Inge

      26 dicembre 2013 at 00:21

      :) Colpa mia, lo ammetto… :) Speravo, prima di pubblicare la terza parte, di arricchirla con qualche immagine, ma questo autunno è stato piuttosto avaro ed il pezzo è rimasto… “in soffitta”… Lo troverai a breve, continua a seguirci e soprattutto a commentare i pezzi, nel bene e nel male, mi raccomando! Inge

  2. marco

    13 gennaio 2014 at 16:37

    trovo molto interessante questo articolo.E soprattutto molto veritiero, spero di trovare la terza parte al più presto

    • Inge

      Inge

      13 gennaio 2014 at 21:05

      Ciao Marco, ti ringrazio. A breve, concluso un periodo lavorativo ALLUCINANTE, metterò online anche la terza parte. Per essere aggiornato su tutti i nostri articoli, ricordati di mettere “mi piace” sulla nostra pagina Facebook!

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