Il Leccio e la Leccia

Posa

Mi avvalgo della consulenza di Wikipedia….

Leccio: Quercus ilex ..è una albero appartenente alla famiglia delle Fagaceae, diffusa nei paesi del bacino del Mediterraneo. Il legno è a porosità diffusa, il durame è di colore rossiccio e l’alburno è di colore chiaro. Si tratta di un legno duro, compatto e pesante, soggetto ad imbarcarsi, difficile da lavorare e da stagionare.

Definizione perfetta per il mio cranio e soprattutto per il contenuto del medesimo

Leccia: Lichia amia, conosciuto comunemente come Leccia, è un pesce predatore d’acqua salata appartenente alla famiglia Carangidae. Questo carangide si incontra in tutto il mar Mediterraneo e nell’Atlantico orientale tra il Golfo di Guascogna e le coste africane. È una specie pelagica ma che ha costumi costieri, perlomeno nella bella stagione. Non esita ad avventurarsi nelle acque salmastre per cacciare i cefali di cui è ghiotta e spingendosi fin dentro le foci dei fiumi e delle acque portuali.

Viene insidiata con la tecnica della traina col vivo e dello spinning ma non è una cattura facile, sia per la furbizia che la spinge a rifiutare un’esca imperfettamente presentata, sia per la poderosa reazione che mette a dura prova pescatore ed attrezzatura.

 

E quindi?

Quindi fa un caldo spaventoso, non si dorme non si dorme, sono arrivato tardi, sfatto da una settimana incasinata, quasi quasi non mi alzo, fanculo non si può mica sempre patire….infatti alle 6 sono in piedi che controllo l’attrezzatura. L’appuntamento col fido Lux è per le otto, cazzeggio e faccio tre colazioni, prendo il motorino e vado a controllare il mare.

Onde lunghe si infrangono su San Pietro, una cappa grigia si staglia oltre Portovenere, zero vento, elettricità nell’aria, tanta energia.

Mi si drizza il pelo, oggi colpisco.

Recupero Lux e partiamo, in mare c’è già Diego che sfreccia a caccia di gabbiani, L’inge e il Peve partiranno comodi come da protocollo.

Pochi secondi di planata e parte una mangianza di sugarelli, vai si fanno le esche al volo, perché oggi, costi quello che costi ,non mi farò attirare dalle sirene dei gabbiani svolazzanti, da sgombri saltellanti e da tombarelli agguerriti, proprio no.

Tiro al bersaglio grosso.

Ci buttiamo in traina con gli affondatori e ne parte subito uno, Lux si accorge che come sugarello è un po’ oversize e un bel serra inizia a saltare di poppa e si slama a filo murata.

Insisto e dopo pochi minuti salta su il fido Deep.

Lux recupera con cura, pesce strano e…….Barracuda, yummmm.

Il pelo continua a rizzarsi mentre lo infiliamo nella vasca del vivo, amo quest’esca….

Decido di non perder tempo per evitare che ci lasci la zampetta, trainiamo decisi verso il relitto, sempre con gli artificiale nella speranza di prendere almeno un’altra esca, ossigeno amorevolmente Mr Aluzzo, dai che ce la fai.

Nell’ora abbondante di avvicinamento non succede nulla, Diego da notizie dal largo, tante acciughe, cavalle grosse, pieno di barche , tombarelli antipatici.

Niente, l’uomo col cranio di Leccio persegue la sua missione, vuole ciccia a bordo.

Arrivati sul relitto guardo l’esca, lei mi guarda, è in perfetta salute, decido di provare a far due sugheri a slow pitch. Stranamente non reagiscono e la mia idea che ci sia roba grossa in caccia si rafforza.

L’Inge ed il Peve hanno raggiunto la zona calda e annunciano delirio, Diego ronza a tutta manetta cercando di allontanarsi dalla concorrenza.

Fa un caldo umido inumano, siamo in costume e la nuvolaglia viene dispersa dalla ferocia dell’astro.

E’ l’ora, memore dei consigli del Vate decido di non sprecare l’unica esca a bordo, “Meglio una canna calata bene e tenuta sott’occhio con tanta attenzione che due canne abbandonate” . Va bene Avek, faccio così.

Calo con cura, il pesce nuota da dio ed è visibilissimo, arrivato alla congiunzione florocarbon treccia metto un piombo sui 200 gr, filo lontano dalla barca.

Non mi piace, voglio stare a mezz’acqua con una curva morbida, recupero un po’ e aggiungo uno sgancio rapido da 250 gr. Filo di nuovo, lungo lungo e ci mettiamo in traina.

Si ,cazzo se mi piace, son teso come un setter in punta.

Lux capisce che c’è qualcosa in arrivo ed è anche lui concentrato come un Ninja .

Arriva spedito Diego, un po’ schifato dalla quantità di barche in mare, passa due parole e riparte in caccia sulle tracce dell’Inge e del Peve,  che pare siano circondati da orde di acciughe mannare.

Appena scompare alla vista la canna ha un sussulto, poi un altro, incrocio lo sguardo con Lux, ci siamo.

Da un terzo assaggio e parte decisa, Wow, ferro lungo e deciso e cavolo, quella sensazione meravigliosa quando capisci che c’è……La cannina sensibile ed il minuscolo mulinello assecondano una fuga veramente cattiva ma non veloce, da una testata ancora, tanto da farmi pensare alla ricciola, poi mi leva ogni dubbio.

Il filo si solleva a galla mentre parte come una lippa, fa un mezzo salto fuori dall’acqua e mi guarda incazzata.

LECCIA!

La combatto con cura e senza fretta, Lux governa magistralmente la barca e si occupa dei piombi mentre la porto più vicino. Da ancora due sgallate clamorose sul pelo dell’acqua poi, lentamente, pinneggia di traverso con la bellissima coda falcata fuori dalla superficie.

Ancora qualche minuto ed è sottobordo, Lux impietoso e un po’ stupito la raffia e la vola a bordo.

Bellissima.

Ci diamo il cinque entusiasti, ed è ora di regalare due foto fatte al volo ai nostri sodali.

Li raggiungiamo per fargliela vedere di ciccia, accadono cose lì intorno che voi umani non avete mai visto, delfini, ricciole con in bocca tombarelli che si aggirano sotto gommoni gialli colti dal panico e molto altro, ma noi ce ne fottiamo, one shot one kill, ce ne torniamo a casa con il cuore leggero.

Questa volta il Leccio ha prevalso sulla Leccia.

E tanto basta

Prosit.

 

Il Polpo
Comandante di questa manica di sciamannati, classe 1966, pesca dalla veneranda età di 4 anni. Pesca pazza e disperatissima, citando studi di leopardiana memoria. Ha sperimentato tutte le tecniche di pesca meno la mosca e le bombe (non che siano assimilabili ma tant’è…), provando tanto e riuscendo in poco, grazie al perverso gusto di rimanere sempre affascinato dalla tecnica sconosciuta ai più, tralasciando quella più catturante. Ama in particolare la pesca con gli artificiali, che presuppone impegno, costanza e conoscenza... Ama ancor più inseguire i gabbiani, spesso inutilmente, perdendo completamente il controllo davanti ad una mangianza. In sintesi estrema, ama il mare con tutto sè stesso. Unica pecca: come perfetta nemesi dell'Inge, odia i cefalopodi , se non in cucina, e per questo loro lo cercano in continuazione...da cui il nome di battaglia.

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