Amarcord – Il lampugone

Questa storia finisce dritta dritta sul muro del Pianto, per almeno tre diversi e giustificati motivi:

1) Il finale, ma questo è scontato;

2) La presenza, come attore protagonista, del mio amato gozzetto blu, che fa scendere sempre qualche lacrimuccia;

3) Il filmato, che mi fa subito apprezzare come siano già passati quasi 4 anni e ad occhio una decina di chili da quella splendida avventura.

 

Andiamo con ordine. 02 Agosto 2010.

Il qui presente si è appena laureato e, in qualità di fresco “inge”, si sta godendo i sudati mesi di disoccupazione che competono, in misura variabile da “svariati” ad “Infiniti”, a tutti i neolaureati in qualsiasi facoltà. E qual metodo migliore che trascorrere il tempo pescando?

Vista la splendida giornata, io ed un amico decidiamo di partire di buon mattino per affrontare la nostra oretta di spostamento per recarci in zona Riomaggiore, alla ricerca di mangianze per un po di spinning ai pelagici con attrezzature leggere. La levataccia sembra essere inutile (e da quel momento ho smesso di farle ndr), perchè fino alle 10.30 non si muove una pinna.

Finalmente, scorgiamo i primi segnali di mangianza al largo: incoraggiati dal mare sempre piu livellato e dalla presenza di imbarcazioni analoghe alla mia in zona, nonchè da una buona dose di ormonale eccitazione mista a giovanile deficienza, decidiamo di lanciarci (si fa per dire, 6 nodi :mrgreen: ) verso il largo, al limite (ma anche un pò oltre…) delle tre miglia consentite per raggiungere la magica batimetrica dei -100.

(Con un gozzo di legno. Dietro ai tonni. Con un frullatorino 6cv come unico motore. A ripensarci, 4 anni dopo, mi chiedo se fossi solo scemo o scemo grave. Poi mi vedo ora che sfreccio a 6 miglia col Marino di 5.20 m e credo di non essere migliorato poi tanto… )

Tra una mangianza e l’altra sostiamo in silenzio, in modo da percepire subito i primi segnali di predate per poterci avvicinare ancor prima dell’arrivo dei gabbiani. In una delle soste, mentre sono impeganato a pulire gli sgombri e i tombarelli catturati gettando a mare gli avanzi (pastura primordiale…), scorgo un paio di macchie viola\rosacee dietro la poppa dell’imbarcazione…

Ovviamente, avendo appena pensato di fare un bagno rinfrescante, immagino si tratti di meduse…

Parentesi riflessiva modello Voyager: avete mai notato che le meduse compaiono misteriosamente solo quando ci si è spogliati e pronti a tuffarsi?  Oppure nell’attimo esatto in cui ci si leva la maschera per pulirla?

Poi metto a fuoco meglio (al tempo non avevo i fichissimi occhiali polarizzati la cui importanza è emersa in seguito) e noto come le due “meduse” si muovano troppo in sincronia nel blu…. :shock:  Sforzandomi a guardare contro la luce del sole di mezzogiorno, scorgo una maestosa sagoma, dai colori che vanno del blu, al verde, al giallo, con quelle splendide figurine rosa che diventa subito chiaro trattarsi delle pinne pettorali di uno splendido lampugone maschio, lungo più di un metro, che maestosamente si avvicina a meno di 10 metri dalla barca, per poi allontanarsi nella direzione in cui il mio amico era nel frattempo impegnato in un recupero frenetico del suo piccolo artificiale….
Incredibile a dirsi, quella stupenda bestia si era innamorata del piccolo e scodinzolante jig Mucho Lucir da 25 g….preso dall’emozione per l’inseguimento il mio amico accelera troppo il recupero, snaturandone il movimento e facendo perdere l’interesse alla lampuga, che arriva fino a 10 metri in fronte a noi…e si ferma li…. :o

L’istinto da rapace ce l’avevo anche al tempo…seppur contornato da taaaanta giovanile ingenuità.

Prendo la mia esile daiwa megaforce, una cannettina con 2 kg di drag si e no non certo pensata per dar fastidio a mostri similtropicali, lanciando una ventina di metri oltre il punto presidiato dalla lampuga….

Appena l’artificiale tocca l’acqua..questa si gira…e punta il metallo….
“non ci credo….non ci credo….non ci credo….non ci credo…..NON CI CREDO…..NON CI CREDO…..”

Scandisco cosi’ i metri che separano la lampuga dalla mia esca in sfarfallante caduta frenata….la lampuga sparisce dalla mia vista proprio mentre la canna si piega…..e la frizione inizia una lunga, inesorabile fuga…..Ferrata al 3…..

 

 LAMPUGONE IN CANNA!

Ci scuotiamo dal torpore, urlo qualcosa, chissà cosa al mio amico, farfuglio. Non capisco piu niente, comunque lui interpreta bene e accende il motore, si parte all’inseguimento….la barca è gia rivolta nella direzione giusta, l’ha girata il bestio… 10 minuti di folle corsa, mantenendo la tensione, impartendo ordini al mio amico ancora piu inesperto di me…

Il lampugone sembra scherzare con noi, usa la sua potenza solo a tratti: la canna col suo chilo e mezzo di drag è un piercing per lui, non la sente nemmeno….se salta si libera subito, da un lato ci spero, so che è impossibile lottare cosi con una bestia del genere.
Ma me la voglio godere fino in fondo, fanculo, non diamogli tregua; ci avviciniamo, la situazione sembra calmarsi, riusciamo a trovare il tempo di accendere la fotocamera per fare un video, mentre la seguiamo.

 Il video, che trovate in basso, è fatto dal mio amico Riccardo, che oltre a filmare teneva il timone. Il risultato non può che risultare vagamente parkinsoniano.

Il lampugone è li, tiene 20\30 metri di margine, ma appena vede la barca fa capire di che pasta è fatta e che noi siamo microbi. Fughe, e controfughe, fatico a non perdere l’equilibrio sul gavone di prua del gozzo.

Volete provare il vostro equilibrio? provate a stare in alto mare sul gavone di un gozzo, con 10 cm di bordo a separare ciò che è barca e ciò che non lo è, con una bestia da 10 e passa kg attaccata ad un fiammifero. Ma al tempo pesavo 65 kg e doveva ancora nascere la lampuga capace di tirarmi in mare. Adesso, basterebbe un sugarello palestrato…così mi son preso una barca con i fianchi alti.

Nonostante il “fiammifero”, il lampugone è sempre piu a galla. Sono senza raffio, ma inizio in fondo a crederci.

Ora di raffi ne ho due a bordo, ci crederei molto di più, se ricapitasse…

E’ sempre li…riparte…poi aggalla….15 metri…..prende la rincorsa ma non salta….se salti ti liberi,oppure strappa tutto, che aspetti? forse è stanca…ci credo….

Ennesima capovolta, ma questa volta dal lato sinistro….l’amo è a destra…nell’angolo della bocca….terrore….vedo la scena ancora prima succeda, provo ad abbassare la canna per allentare un minimo la tensione sul filo…..la coda colpisce il multi, nella capovolta il jig fa leva…..

ciao…

 

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Epilogo

Il sogno finisce lì, con solo un video a testimonianza, oltre ad immagini sbiadite nella memoria mia e del mio mate. Quel che basta per potervi far credere che tutto quello che è scritto non sia solo farina della mia tastiera.

Io e il lampugone ogni tanto ci rivediamo; di notte, nei miei sogni, ovviamente.E anche in quelli del Peve, che non c’era, ma quando sente parlare di lampughe entra di soppiatto anche nei sogni altrui.

 

Ma il lampugone l’ho anche re-incontrato, dal vivo.

Lui, o la sua diretta progenie, negli anni successivi, più di una volta. Sempre i primi di agosto, sempre nel solito posto. Mi piace pensare che in questi anni, per festeggiare la ricorrenza, il lampugone abbia portato la sua famiglia in pellegrinaggio nella zona dove, qualche anno prima, ha portato con onore ed orgoglio una piccola barca di legno con due cretini a bordo a spasso per qualche miglio, prima di salutarli con una capriola.

In tutti gli incontri successivi, per volere o per forza, io e il mio avversario ci siamo sempre e solo guardati a distanza, come fieri avversari. Sapendo che il posto migliore, per ognuno dei due, è quello che occupa. Lui in mare…io in barca. Una sorta di guerra fredda, o pace rispettosa della dignità dell’altro. Sappiamo entrambi che prima o poi ci ri-affronteremo, in condizioni un pò diverse, con attrezzatura idonea, un pò più d’esperienza ma anche qualche chilo di troppo… per tutti e due, forse!

E chissà che questa volta non sia io a tornare a casa con qualcosa da raccontare alla mia progenie…

Magari una bella foto mentre lo rilascio, per fare contenti tutti.  😉

Inge
Ingegnere nautico (da cui il nick) con la passione della pesca, nasce a La Spezia nell'ormai lontano 1985. Inizia a pescare ancor prima di camminare, seguendo le orme degli illustri familiari, abilissimi pescatori di orate con lenza a mano e metodo tradizionale. Dopo anni di gloriosi insuccessi, passa inspiegabilmente alla pesca con gli artificiali, ed in particolare alla traina costiera e allo spinning sulle mangianze, di cui si innamora. Ne deriva uno smodato sentimento di amore-odio per i gabbiani, e una vista assai acuta, nonostante gli occhiali, per individuare i più piccoli cenni di mangianza da La Spezia a Capo Corso. Da qualche anno si è avvicinato, nel periodo invernale, alla pesca dei cefalopodi da Riva, con stranamente buoni risultati. Pescatore molto tecnico, detiene nel team anche il primato di pesca alle acciughe e alle aguglie con le mani, di cui è molto orgoglioso... Si può considerare il "tattico" del team, vista la sua passione per la tecnologia (dorme con il GPS) e meteorologia.

3 Comments

  1. Peve

    elpeve

    11 Aprile 2014 at 13:06

    il top, Sensei!

    • Il Polpo

      IlPolpo

      11 Aprile 2014 at 15:02

      Amarcord….che Riccardo non è più venuto in barca da quando il Cinghiale gli ha piantato inavvertitamente un’ancoretta nel petto ed ha provato a scagliarlo fuoribordo….
      come passa il tempo……

      • Inge

        Inge

        27 Novembre 2015 at 11:24

        Mi ero perso il tuo commento! Riccardo, quando ha saputo che Gabriele stava andando in Australia, ha pensato bene di andare in Inghilterra, per essere sicuro di rimanere agli antipodi 🙂

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