Il decalogo dell’Egi Fishing: Prima parte. HARDWARE

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Elfishing.it presenta una guida semiseria, in due puntate, per i principianti della pesca ai cefalopodi da riva, applicata  naturalmente al levante ligure. In questa prima parte presentiamo l’attrezzatura necessaria ad affrontare al meglio questa pesca.

 

 La canna “giusta”

Sul mercato esistono oramai decine di attrezzi nati su misura per la pesca dei cefalopodi da terra, un po’ per tutte le tasche. Per chi non vuole acquistare un prodotto mirato, è comunque utile sapere che le caratteristiche da ricercare per una canna da Egi Fishing sono essenzialmente una lunghezza compresa tra i 7 e 9 piedi, con azione Light o Medium-Light comunque “reattiva”, molto differente da quella extramorbida e “pastosa” delle canne da barca, e capace di gestire un range di esche 5-15g o, se si usano anche misure piu grandi di totanare 7-21g.

Quel che importa, in ogni caso, è il rapporto pescatore-canna: lo strumento deve essere avvertito come “proprio”,  una sorta di prolungamento del proprio braccio, del quale si conoscono pregi e difetti.  Ho visto fare pescate super con gamberi abilmente manovrati da cannette di produzione cinese da 5 euro, come cappotti magistrali con le più costose attrezzature firmate col sangue dai migliori angler giapponesi…che in mano ai più sventati dei pescatori nostrani davano vita a scampi sonnolenti striscianti sul fondo o, ancora peggio, sconvolti da frustate epilettiche tali da terrorizzare ogni cefalopode nel raggio di chilometri. D’altronde, si sa… quel che conta è il manico…e non esistono euro che siano sufficienti a comprarlo, ma si guadagna solo PROVANDOCI!

Mulo o muletto?

Per questa tecnica, il mulinello non è sottoposto a sforzi eccessivi data la scarsa forza di trazione esercitata dalle prede e dall’azione di pesca tutto sommato poco gravosa.

Per questi motivi il mulinello deve essenzialmente essere veloce e leggero, caratteristiche che si possono riscontrare senza difficoltà nei modelli di piccola taglia e media fascia di prezzo attualmente in commercio. Per un’attrezzatura mirata, il mulinello ideale potrebbe essere un 2500 (misura Shimano), che garantisce sufficiente capienza e leggerezza; se, come spesso succede, la canna scelta per praticare l’egi fishing è adattata da altre tecniche di spinning, si può salire fino ad un classe 4000 , acquistando una bobina di ricambio per poter sostituire il trecciato e utilizzare quello più adatto per questa pesca, come descritto brevemente di seguito.

Cosa mettere in bobina?

Per praticare l’egi fishing, ruolo fondamentale assume più che il mulinello.. il suo contenuto; trattandosi di una pesca in cui è fondamentale la sensibilità e la distanza di lancio, l’utilizzo del trecciato diventa fondamentale.

Dovendo lanciare artificiali molto leggeri e potendo contare sulla scarsa forza opposta dalle prede, è assolutamente consigliabile scegliere una misura molto sottile, per massimizzare la gittata e risentire in maniera ridotta degli effetti di vento e corrente che possono risultare deleteri nella gestione dell’esca. Un buon 8 lb affidabile è più che sufficiente ad affrontare pescate in tutta sicurezza, e garantisce lanci adeguati anche in condizioni meteo non perfette.

Per quanto riguarda la connessione dell’esca, il mio consiglio è di utilizzare un terminale piuttosto ridotto (circa 1 metro) con moschettone di piccola dimensione: ne esistono anche di specifici in commercio (egi snap), ma in ogni caso è molto complicato che si verifichino aperure o problemi su questo accessorio.

Il terminale normalmente è composto da fluorocarbonio, meno visibile in acqua grazie al suo indice di rifrazione più vicino a quello dell’acqua stessa; la teoria “made in japan” predilige la scelta di un diametro molto sottile, pari a circa 0.18-0.20 mm che dovrebbe massimizzare le catture consentendo una maggiore mobilità dell’artificiale, ma personalmente opto per un diametro più elevato (circa 0.27-0.29) viste le elevatissime probabilità di incaglio e abrasione sul fondo accidentato degli spot che pratico e che, purtroppo, ritroviamo generalmente in tutto “l’Elfishing Territory”.

Come unica variante, suggerisco di utilizzare un finale in nylon nero nelle serate di luna piena, per cercare di eliminare il riflesso provocato dai raggi lunari che potrebbe insospettire le prede.

Le dimensioni..contano!

Non divaghiamo…stiamo parlando di Egi Fishing; ma anche qui, come in altri campi della vita che per i pescatori  spesso diventano secondari (Elfi esclusi, naturalmente), le dimensioni (dell’artificiale) contano, eccome se contano.

Sul mercato esistono gamberi di pochi cm (circa 5)  e scampi transgenici da oltre 15cm; sta all’esperienza del pescatore capire quando siano più efficaci gli uni o gli altri, dato che la famosa regola esca grande=pesce grande è tutta da provare e ci sono fior di occasioni in cui avviene l’esatto opposto.

In linea di principio, l’esca piccola (misure 1.5-2.5) può essere più utile a ingolosire calamari che non sono in piena attività trofica e magari, sazi, ignorerebbero esche più grandi. D’altronde, pochi di voi lettori rinuncerebbero ad un dolce ben preparato dopo un ricco pranzo, mentre, immagino, direste facilmente di no ad una fiorentina con l’osso come ammazzacaffè…

In certe occasioni di scarsa visibilità, specie con acqua intorbidita dalla corrente (capita spesso nel canale di Portovenere, ad esempio), sembrano pagare di più totanare più grandi e per questo più visibili e più pesanti, e quindi lanciabili a maggiore distanza e più individuabili dai cefalopodi in caccia.

Il consiglio è quello di dotarsi di uno stock di una decina di gamberi, con prevalenza per la misura 3.0 che pare essere quella più “adatta” in un ampio spettro di condizioni; un possibile schema di artificiali da inserire nella egibag potrebbe essere questo: 2×2.0, 2×2.5, 4×3.0, 2×3.5.

Per quanto riguarda i colori da scegliere, troverete qualche consiglio molto “personale” nella prossima puntata!

Chi più spende…meno spende. O no?

Questa prima parte del decalogo ha voluto presentare l’Hardware necessario a praticare l’egi fishing: da buoni liguri però, non potevamo chiudere questa pagina tralasciando un aspetto VITALE come quello economico. Mentre in Italia l’Egi Fishing è tecnica ancora giovane e piuttosto immatura, nel paese del Sol levante è una vera e propria tradizione, vissuta con spirito quasi religioso dai pescatori nipponici, che considerano i cefalopodi le prede di maggiore interesse gastronomico e quindi più degne di attenzione. Ne deriva quindi una maniacale attenzione per l’attrezzatura dedicata, che si traduce, sul mercato italiano, in canne e mulinelli specifici (ma talvolta anche artificiali) di prezzo difficilmente raggiungibile, specie se si considera che si tratta di una tecnica non praticabile per tutto l’anno ma solamente nei mesi più freddi.

D’altro canto, il crescente interesse per la tecnica ha fatto esponenzialmente aumentare il numero di aziende interessate, che hanno letteralmente inondato il mercato di attrezzature dal prezzo assolutamente concorrenziale, ma spesso, purtroppo, non completamente adeguate per la tecnica.

L’obiettivo, difficile da raggiungere, è  quel compromesso tra spendere una volta per cercare di non spendere più…ed evitare di svenarsi inutilmente e oltre misura, cercando di utilizzare a proprio beneficio la concorrenza sul mercato: attualmente esistono infatti in commercio canne assolutamente adatte a prezzi che si aggirano tra i 40 e gli 80 euro, che garantiscono buone performances e spesso anche la possibilità di un utilizzo ibrido anche su altre tecniche (Tenya fishing su tutte). Stessa categoria di prezzo anche per i mulinelli consigliati in precedenza.

Particolare attenzione deve essere rivolta agli artificiali; il range di prezzo varia sensibilmente, da 1 euro a 15 euro circa e spesso, quasi proporzionalmente, anche il ratio delle catture. Specialmente nelle condizioni di scarsa attività, le esche di maggior pregio (e costo) risultano spesso decisive per risolvere l’esito della pescata, con buona pace del..portafogli.

Il consiglio dunque è quello di orientarsi su un set di esche mirato, che comprenda almeno 4 o 5 artificiali di pregio, nelle colorazioni che proverò a descrivervi nella prossima puntata, per risolvere le occasioni difficili, e convertire probabili cappotti in successi insperati.

Inge
Ingegnere nautico (da cui il nick) con la passione della pesca, nasce a La Spezia nell'ormai lontano 1985. Inizia a pescare ancor prima di camminare, seguendo le orme degli illustri familiari, abilissimi pescatori di orate con lenza a mano e metodo tradizionale. Dopo anni di gloriosi insuccessi, passa inspiegabilmente alla pesca con gli artificiali, ed in particolare alla traina costiera e allo spinning sulle mangianze, di cui si innamora. Ne deriva uno smodato sentimento di amore-odio per i gabbiani, e una vista assai acuta, nonostante gli occhiali, per individuare i più piccoli cenni di mangianza da La Spezia a Capo Corso. Da qualche anno si è avvicinato, nel periodo invernale, alla pesca dei cefalopodi da Riva, con stranamente buoni risultati. Pescatore molto tecnico, detiene nel team anche il primato di pesca alle acciughe e alle aguglie con le mani, di cui è molto orgoglioso... Si può considerare il "tattico" del team, vista la sua passione per la tecnologia (dorme con il GPS) e meteorologia.

7 Comments

  1. Peve

    Peve

    22 marzo 2012 at 13:57

    Per me rimane sempre scarafoni fishing…checchè ne diciate…divertente eh…ma “pescare” cose senza pinne…

  2. Inge

    Inge

    22 marzo 2012 at 14:03

    Tutta invidia, derivante dai numerosi schiaffoni rimediati a Portovenere da “Inge-San”. Sayonara!

  3. Peve

    Peve

    22 marzo 2012 at 14:18

    Hai perso con quelli di Monzone…

  4. Inge

    Inge

    22 marzo 2012 at 14:44

    Erano in schiacciante superiorità numerica…

    • Peve

      Peve

      22 marzo 2012 at 15:12

      Si…per il peso specifico della ROADIE…..

      • Peve

        Peve

        22 marzo 2012 at 15:13

        Ps uno con un avatar così non lo rispetto….

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