Il decalogo dell’Egi Fishing: Seconda parte. IN ACTION!

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Elfishing.it presenta una guida semiseria, in due puntate, per i principianti della pesca ai cefalopodi da riva, applicata  naturalmente al levante ligure. In questa seconda parte presentiamo alcuni trucchi e consigli per scegliere dove, come e quando praticare questa pesca, giovane e intrigante. Solo su elfishing.it, naturalmente .

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[quote] La scelta dello Spot: la Sardegna è un’altra cosa![/quote]

Premettiamo. La pesca dei cefalopodi da riva, nella nostra zona, è pratica che richiede molta costanza e, oserei dire, vera e propria devozione. La costa offre pochi spot di rilievo, dati i limitati spazi concessi tra un divieto e l’altro (capitolo che affronteremo in altro loco) nelle zone facilmente accessibili, mentre le zone migliori sono spesso impossibili da raggiungere a piedi. Si pensi ad esempio alla zona antistante lo scoglio Ferale..

In generale, comunque, un buono spot da cefalopodi sono le scogliere dei porti, meglio se ben illuminate, con fondale sabbioso/fangoso interrotto da praterie di alghe (preferibilmente poseidonia) e qualche roccia, con profondità indicativa variabile tra i 3 e 10 metri e corrente debole/moderata, per mantenere una corretta azione di pesca. Spot che possono seguire questo schema sono Lerici, Portovenere, Tellaro e la zona del Pozzale sull’isola Palmaria. Non pensiate comunque di avere sottomano spot facili, dove trovare centinaia di cefalopodi: sono zone ostiche in cui dovremo accontentarci di rendere le nostre poche catture il piu possibile sistematiche. Insomma..la Sardegna è proprio un’altra cosa.

 

[quote] Comedovequando?[/quote]

Detto dello spot da scegliere, vediamo quali sono le condizioni per affrontare una battuta di pesca, o più precisamente, quali si sono verificate statisticamente come migliori. Le condizioni ideali sono considerabili con buona approssimazione, specialmente per i calamari, le ore prossime ai cambi di luce principali, ovvero alba e tramonto, indicativamente da un’ora prima a mezz’ora dopo il tramonto. La finestra temporale può essere estesa verso la notte, con buoni risultati, considerando però che normalmente si ha una fase di assenza di attività quasi totale nell’ora successiva all’imbrunire e che pertanto bisognerà armarsi di molta pazienza nell’attendere il nuovo aumento dell’attività.

Per quanto riguarda l’andamento dell’attività con le diverse fasi di marea, personalmente ho avuto ottimi riscontri con le ore precedenti l’acme di alta e di bassa, senza particolari distinzioni tra una fase e l’altra. Questo parametro risulta però particolarmente importante da inquadrare nell’analisi del singolo spot, e dell’attività del pesce foraggio che deriva dai movimenti della corrente figli dell’andamento della marea. L’esperienza, dunque, sarà l’unico modo per interpretare correttamente questo parametro nel vostro luogo di pesca.

In ultimo, ma non meno importante, un breve cenno sull’approccio alle diverse fasi lunari; le pescate più fruttose si sono sempre verificate in condizioni di luna nuova o luna piena, molto meno nelle fasi intermedie. Questo probabilmente perché lo spot da me frequentato, prevalentemente il canale di Portovenere, necessita della giusta intensità di marea per innescare la catena trofica che stimola l’attività dei calamari. Come tutti sappiamo, le fasi lunari in questione sono quelle che innescano le massime oscillazioni di marea e, di conseguenza, le correnti più decise, che, unendosi alla corrente stabile in ingresso nel canale, creano una condizione di “sospensione” molto fruttuosa in determinati momenti della pescata.

Ricapitolando, se mi fosse posta la domanda secca “Quali sono le condizioni PER TE ideali per una buona pescata?” risponderei: arrivo sullo spot 2 ore prima del tramonto, con acme di marea, alta o bassa sull’imbrunire (per sfruttare la maggiore corrente sul tramonto) e, preferibilmente, luna nuova.

L’attività dei calamari, comunque, è normalmente “ad ondate” anche nelle condizioni piu favorevoli: non aspettatevi di avere molti attacchi concentrati su un lungo periodo, ma più “assalti” ripetuti a distanza anche considerevole.

 

[quote] La vita è a colori![/quote]

Se pensate che i calamari e le seppie ci vedano male, state sbagliando, e molto. I cefalopodi sono sensibilissimi alle diverse tonalità di colore, ancor più dei classici pesci “sportivi” che fanno dannare i trainisti e spinners di mezzo mondo.

Pertanto, come già anticipato nel precedente articolo, avere una buona gamma di esche è fondamentale per affrontare correttamente una pescata; facendo riferimento allo schema da 10 totanare suggerito nello SCORSO ARTICOLO, vi suggerisco analogo schema per le colorazioni da scegliere.

La mia preferenza ricade per le colorazioni naturali, pertanto sceglierei almeno il 50% delle vostre esche tra le livree “natural” che propongono ormai tutti i marchi principali. Queste esche dovranno avere una livrea simile al foraggio presente in zona: personalmente, consiglio la tonalità muggine e le varie tonalità che vanno dall’oro al bruno, a simulare le classiche mazzancolle.

Le altre 5 esche andranno a coprire il settore “colori tradizionali”: la mia classifica vedrebbe nell’ordine arancio, rosso, glow, verde e, incredibilmente, nero.

Ovviamente le colorazioni andranno alternate e testate nelle varie condizioni di luminosità e trasparenza dell’acqua, parametri fondamentali per “indovinare scientificamente” il colore adatto per quella determinata condizione di pesca.

 

[quote] L’azione di pesca: c’è chi scende e c’è chi sale.[/quote]

La pesca a cefalopodi vive su due tipologie di movimento principali: la prima, quella piu semplice, vede un recupero costante intervallato da brevi stop, da eseguire nelle vicinanze del fondo o della superficie a seconda della fascia di attività principale dei cefalopodi.

La seconda filosofia, decisamente japan style, prevede un recupero “ad onda”, con ampie jerkate alternate a recuperi brevi a velocità costante e stop improvvisi.

Insomma, il classico movimento “a strappo” tipico di molte tecniche nostrane dalla barca e che personalmente prediligo, visto che conferisce al gambero un movimento molto credibile. E i risultati ritengo siano, infatti, decisamente superiori.

In questo video, tratto dalla rete, il movimento descritto brevemente sopra

 


[quote]Ricorda: applica sempre il “No kill!” (parliamo di vicini di pesca…)[/quote]

Quante volte, alla vista dell’ennesima preda salpatavi sotto il naso dal pescatore al vostro fianco, magari con un’attrezzatura ignobile come aggravante, avete sentito l’irrefrenabile impulso di trasformarvi in Leonida, avvicinarvi all’ignaro pescatore alle spalle e gridando “Questo è culo” spingerlo con una pedata  nell’acqua sottostante quasi fosse la Rupe Tarpea?

Non dite di no, non potete mentire all’Elfo. E’ successo e succede inevitabilmente a tutti, specialmente nel primo periodo quando la vostra scusa “Oggi non mangiano” crolla dopo pochi minuti sotto gli inesorabili colpi dei vicini che salpano un cefalopode dopo l’altro.

Ecco, in quel momento deve emergere la calma olimpica che si cela in ognuno di noi, e la cattura del vicino, specie se sistematica, deve essere lo stimolo all’autocritica indispensabile per crescere. Per cui, avvicinatevi…se non stessimo parlando a scorbutici liguri potremmo suggerirvi anche di scambiare due parole, ma dando per scontato che non andrete oltre un grugnito di buonasera, il consiglio è quello di cercare di carpire il “segreto” del vicino: colore dell’esca, lunghezza e diametro del terminale (se visibilmente più sottile) e azione di pesca.

Concentratevi su questi particolari, cercate di replicarli nella vostra azione e…i risultati sicuramente miglioreranno.

E di conseguenza la salute del vostro fegato…e quella del vicino di pesca che eviterà un bagno fuori stagione…

 

Inge
Ingegnere nautico (da cui il nick) con la passione della pesca, nasce a La Spezia nell'ormai lontano 1985. Inizia a pescare ancor prima di camminare, seguendo le orme degli illustri familiari, abilissimi pescatori di orate con lenza a mano e metodo tradizionale. Dopo anni di gloriosi insuccessi, passa inspiegabilmente alla pesca con gli artificiali, ed in particolare alla traina costiera e allo spinning sulle mangianze, di cui si innamora. Ne deriva uno smodato sentimento di amore-odio per i gabbiani, e una vista assai acuta, nonostante gli occhiali, per individuare i più piccoli cenni di mangianza da La Spezia a Capo Corso. Da qualche anno si è avvicinato, nel periodo invernale, alla pesca dei cefalopodi da Riva, con stranamente buoni risultati. Pescatore molto tecnico, detiene nel team anche il primato di pesca alle acciughe e alle aguglie con le mani, di cui è molto orgoglioso... Si può considerare il "tattico" del team, vista la sua passione per la tecnologia (dorme con il GPS) e meteorologia.

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