Elfi in trasferta, chapter 1: Leo

Particolare del pescato

Un viaggio nelle splendide acque della Sicilia, in particolare in quelle più occidentali, all’isola di Favignana.

Un’occasione per pescare in un mare diverso, molto più ricco del nostro povero Mar Ligure; e l’occasione per  un incontro veramente speciale…

[quote]Ci sono cose per cui di solito uno ha fortuna, altre meno.[/quote]

Io ho culo con i parcheggi, con i polpi e con le persone, per cui non mi posso lamentare.

E’ ovvio che sia l’ultimo caso quello più interessante.

Una volta di più mi è capitato di incontrare qualcuno che non ha attraversato la mia esistenza invano, anzi, mi ha dimostrato ancora come il mondo sia pieno di persone vere e notevoli sia per capacità che per umanità.

Faccio un piccolo preambolo: settimana di ferie a Favignana prenotata da tempo, è mesi che seleziono esche, canne ed attrezzature quando, pochi giorni prima della partenza, ricevo un prevedibile e condivisibile Niet dalla signora.

“Fatti un giorno come vuoi, ma non voglio roba da pesca in mezzo per tutta la settimana”

Quando uno ha ragione ha ragione…..Per cui, nudo come un verme, mi presento sull’isola e mi passa tutto.

Troppo bella per essere vera, quasi irreale, e la percezione, da subito, di essere in un mondo particolare, che accoglie e coccola il turista ma mantiene salde le basi della propria comunità. Fatto sta che nel bearmi di bagni, corse in scooter, giri da turista che abitualmente aborro e che invece si sono rilevati divertentissimi e godibili oltre ogni aspettativa, il tarlo dentro me lavorava….

Il mio giorno di pesca, mi devo organizzare.

E’ così che, grazie alla gentilissima signora Lucia, del noleggio barche Fovoignana, incontro Leo.

Arriva in bicicletta con pedalata morbida, seduto sulla bici è alto come me, che non sono propriamente un nano.

Faccia che ispira fiducia da subito, un dentice tatuato sull’avambraccio, cominciamo lentamente a parlare delle possibilità di pesca e qui mi infligge alcuni colpi spietati, la stagione, il tempo, la luna e le correnti non sono propizie alle mie tecniche abituali e mi propone una battuta a bolentino che sta rendendo parecchio.

Ovviamente accetto entusiasta e ci diamo appuntamento alla sera ad un bar  per verificare le condimeteo.

Ciao, ciao, ah come ti chiami? Beppe e tu? Leonardo Ventrone.

Ecco, e li capisco chi è, ho avuto culo, come al solito, e sono finito in barca con uno dei migliori pescatori italiani.

Ma è con l’aperitivo mio ed il caffè suo che mi conquista davvero, lui e tutta la sua gente, che si cocccola, si prende in giro,si aiuta per quanto possibile, cominciamo a parlare non solo di pesca e cresce la sintonia.

Il padre di Leo è un personaggio ancora più noto, se possibile, è quell’ercole biondo di fianco al Rais in tutte le foto più intense sulla mattanza, che volentieri condivide con noi due chiacchiere e un gelato ed un tuffo con il fido Nerone, bellissimo pastore belga.

Ci organizziamo per una partenza antelucana, il tempo è indeciso, se rimane da grecale sono cavoli, se gira da sw ,come dovrebbe fare, siamoa posto.

Dai racconti di Leonardo capisco che qui, più che da altre parti, è la corrente che determina o meno il successo della pescata e me lo dimostra sul primo spot.

La barca è attrezzata in maniera impeccabile ed è tutto a portata di mano del comandante, mi mostra sul clamoroso eco Koden da 4 kw i massi isolati che risalgono dal fondo come mammelloni.

Valutata la corrente esegue un ancoraggio millimetrico poco a monte della risalita in maniera da calare perfettamente alla base dello scoglio.

Pasturiamo con i gusci dei gamberi appena sbucciati e caliamo.

Praio, sarago, pagello, perchia.

Seconda mandata, coppiola di saraghi, tanuta, parago.

Alla faccia della biodiversità…..si muove appena la corrente, andiamo fuori dallo scoglio di 3 metri, fine della giostra.

Leo decide di muoversi di nuovo, mi aspetto un faticoso recupero dell’ancora e lui mi spiazza con un numero da circo, chiunque di noi provasse una roba del genere finirebbe la giornata con maschera e coltello nella speranza di sgrovigliare la cima dall’elica.

Altri tre tentativi di ancoraggio, sbucciati di mezzo metro con corrente a 1,9 nodi….e siamo di nuovo in pesca.

Il ritmo delle toccate è impressionante, prima ripuliamo lo scoglio dalle perchie e poi iniziano ad arrivare saraghi e tanute, e che taglia!

Il comandante mi sta facendo un discreto culo, ma tengo botta e non sbaglio un pesce, lui valuta il mio trave di qualche millesimo troppo grosso, me lo fa sostituire e mi avvicino al suo ritmo, diciamo lui prende tre pesci ed io uno….forse.

Intanto mi guardo attentamente le montature, non solo quelle da bolentino, soprattutto quelle da traina…sono tutte preparate con una cura impressionante e votate alla semplicità e alla invisibilità, beh, con questa limpidezza dell’acqua non c’è da scherzare….

Cambia di nuovo la corrente e cambiamo spot, altro sasso isolato, e qui è deliro per un’ora buona, mettiamo a punto il nostro rapporto ed incominciano i lazzi, le prese in giro e le battute, come fra abituali compagni di pesca.

Cambiamo ancora, le tocche si fanno attendere, e sull’ultimo scoglio della giornata riceviamo la visita dei pesci più grossi, un sarago preso da Leo con la mia canna, appena avevo asserito che uno dei terminali era troppo corto, ed un tanutone preso da me con la sua canna personale che mi aveva gentilmente fatto provare ed io maneggiavo con il rispetto dovuto alle icone.

Ci rifocilliamo con pane cunzato e caffè, ci prendiamo a secchiate d’acqua con la scusa di pulire la barca e ci appressiamo al rientro.

Sfodera un bel sorriso sotto i baffi tirando fuori la canna da traina con il vivo , come il mio Vate sardo pesca con una canna a montatura tradizionale ed un potente mulinello a bobina fissa.

Passiamo su una zona rotta da continui salti batimetrici , che vengono sapientemente copiati dal piombo guardiano e conseguentemente dal sugarello ciclopico che abbiamo innescato, sui picchi mangianze clamorose illuminano l’eco, Leonardo aspetta fremente un arco marcato, non arriva.

E’ ora di rientrare, salpo la canna ed appena partiamo per il porto 20 mt fuori dalla secca eccolo….il signor dentice.

Leo sogghigna, ormai l’esca non l’abbiamo più, e lo stima sugli 11 kg, per lui è solo questione di tempo…. e di corrente.

Ci salutiamo due giorni dopo, al solito bar, con i soliti amici e parenti di Leonardo intorno, l’onore più grande che mi fa è dire a mia moglie che è stata una bella pescata fra amici.

Grazie Leo, ci vediamo ad ottobre per quella ricciola di cui mi hai parlato.

 

Il Polpo
Comandante di questa manica di sciamannati, classe 1966, pesca dalla veneranda età di 4 anni. Pesca pazza e disperatissima, citando studi di leopardiana memoria. Ha sperimentato tutte le tecniche di pesca meno la mosca e le bombe (non che siano assimilabili ma tant’è…), provando tanto e riuscendo in poco, grazie al perverso gusto di rimanere sempre affascinato dalla tecnica sconosciuta ai più, tralasciando quella più catturante. Ama in particolare la pesca con gli artificiali, che presuppone impegno, costanza e conoscenza... Ama ancor più inseguire i gabbiani, spesso inutilmente, perdendo completamente il controllo davanti ad una mangianza. In sintesi estrema, ama il mare con tutto sè stesso. Unica pecca: come perfetta nemesi dell'Inge, odia i cefalopodi , se non in cucina, e per questo loro lo cercano in continuazione...da cui il nome di battaglia.

1 Comment

  1. Ale

    Ale

    27 luglio 2012 at 21:02

    Bellissimo quest’incontro! Mi ricorda da vicino le pescate qui in terra sarda, dove anche il mio maestro locale calibra tutto al millesimo…un giorno se me lo permetterà vi posterò una foto della sua stanza di casa adibita esclusivamente per i preparativi di pesca…uno spettacolo (quando ha voglia si prepara pure gli artificiali da solo). Da 2 anni però qui da noi si pesca molto meno mannaggia :/

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