Sendero Luminoso – calamari a Livorno

Livorno e calamari

E’ quello che seguo, non conoscendo la via.

E’ quello che vedo, una lunga scia di lucine che si dirigono a due nodi verso il largo.

E’ quello che mi riporterà a casa, dopo tre ore strappate al lavoro e consegnate alla passione.

Se non ci fosse sarebbe un problema,  c’è e lo percorro e mi viene dietro la luna.

 

Non ho fatto i gargarismi con la soda caustica, tranquilli, è che sono andato a calamari di notte nel mare di Livorno.

Dove la tradizione della pesca al “Totano” è una febbre che colpisce chiunque nelle notti di plenilunio, come appunto ieri sera.

Per cui, strizzato L’Inge per rubargli i segreti della pesca che lui ama ed io aborro, mi dirigo con l’amico e collega Mario (un altro Mario questa volta) lentamente e felicemente verso un tramonto rosso sangue.

C’è un altro fatto che rende la cosa romantica, Mario ha ripristinato la mia vecchia barca, la “Salagra”, che era stata brutalmente sommersa da una piena del fiume Magra, e con pazienza e passione l’ha riportata agli antichi splendori, per quanto piccola possa splendere la sua stella.

Anche Mario non ha mai provato questa tecnica, ma gli amici ed i colleghi ci stanno massacrando gli zebedei con storie di catture multiple, per cui….si va.

Usciamo dai fossi, ed è sempre un viaggio bellissimo per quanto corto, che ci fa ammirare le mura della fortezza vecchia, poi apprezzo di nuovo l’assetto magnifico di questa barchetta di 5,2 mt che in planata è semplicemente perfetta, ci allontaniamo un po’ e studiamo gli altri componenti della flottiglia che è uscita dal porto in assetto di pesca.

Filo gli affondatori ed una sola canna, tanto per saggiare gli assetti, regoliamo la velocità su quella degli altri, non abbiamo a bordo gps ed ecoscandaglio, non conosco il fondale, non so nulla, vado a braccio….

Per puro culo la barca a 1000 giri fa circa due nodi ed è la velocità massima concessa dagli affondatori affinché non risalgano da soli ed inutilmente.

Beh questa è andata bene.

La canna con montatura segreta del Vate Sardo, che non rivelerò nemmeno sotto tortura, lavora bene, siamo incredibilmente pronti e nel punto giusto prima del tramonto.

Beh, punto giusto, questo non lo so, però ho visto dei gabbiani che predano delle acciughe ed ho incocciato un po’ di posidonia con l’affondatore, secondo me qui ci sono.

Il sole si abbassa e tocca l’acqua tingendo di rosso la Gorgona, una cosa da brivido, brivido che aumenta alla risalita del prode Deep.

Su un rapala testarossa ho preso nettamente un sacchetto di plastica grosso, fa molta resistenza.

 

“Mario, è una busta”

“Beppe, ha i tentacoli”

 

Cazzo, è vero, non ci vedo una cippa con la luce radente, o forse non mi volevo fare illusioni.

Lo guadiniamo facilmente, è un bel calamaro, un tubo, proprio bello e rosso, il sole scende ancora e si incendia tutto ad ovest.

Sono i tramonti cantati da Piero Ciampi, una cosa struggente.

 

Calamari!

Il momento è delicato, gli affondatori risalgono tre volte, un po’ più piccoli ma belli vispi altri cefalopodi fanno la conoscenza con l’abile guadino di Mario.

Il sole si tuffa e sparisce e, come se fossero sull’altalena , ad est sorge la luna……

Che serata.

 

Parte il primo  messaggio all’Inge con solo un numero….4….mi riempie di insulti.

Ora è buio ma il lucore consente, trainando con la luna alle spalle, di distinguere perfettamente l’affondatore in risalita, succede spesso a causa delle strusciate sulla posidonia.

Siamo la barca più a terra di tutte, mille puntini di luce verso la Meloria ci indicano che gli altri si sono allargati, riprendiamo a seguire il Sendero, ma il fondo si abbassa ed incocciamo frequentemente, l’idea del mio eco inutilizzato a 100 km di distanza mi illanguidisce.

Torniamo sui nostri passi, conversando amabilmente, ci scorriamo la vita e le esperienze, le pescate ed i cappotti e molto di quello che abbiamo vissuto.

Pigramente facciamo un altro paio di catture, bei calamari anche se non come i precedenti. Chiudiamo tutto, è l’ora di rientrare.

Con l’animo leggero , rinfrancato della breve e soddisfacente uscita, con ancora negli occhi il sole la luna ed un sentiero di luci  che porta chissà dove.

Mercì Mario.

 

Il Polpo
Comandante di questa manica di sciamannati, classe 1966, pesca dalla veneranda età di 4 anni. Pesca pazza e disperatissima, citando studi di leopardiana memoria. Ha sperimentato tutte le tecniche di pesca meno la mosca e le bombe (non che siano assimilabili ma tant’è…), provando tanto e riuscendo in poco, grazie al perverso gusto di rimanere sempre affascinato dalla tecnica sconosciuta ai più, tralasciando quella più catturante. Ama in particolare la pesca con gli artificiali, che presuppone impegno, costanza e conoscenza... Ama ancor più inseguire i gabbiani, spesso inutilmente, perdendo completamente il controllo davanti ad una mangianza. In sintesi estrema, ama il mare con tutto sè stesso. Unica pecca: come perfetta nemesi dell'Inge, odia i cefalopodi , se non in cucina, e per questo loro lo cercano in continuazione...da cui il nome di battaglia.

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