Buona la prima…

Alpi Marittime sullo sfondo...con mare invernale deserto

Conversazione a bordo gli ultimi giorni di Dicembre, quando i tonni volavano e gli sciabola masticavano anche le babbucce di Babbo Natale.

“Ma te quando la tiri su la barca?”

“Haaaaaaa, io quest’anno guarda, non mi voglio perdere assolutamente la stagione dei calamari, poi i pagelli con il tenya, se ci scappa ancora due sciabola poi….”

“Si, e hai ragione, non mi perderei febbraio per nulla  al mondo, la tiro su, carena, tagliandi e via, magari ci scappa anche qualche ricciolone, se va male male male almeno qualche polpo….”

Infatti, barca pronta a febbraio, prima uscita domenica 7 aprile, te pozzino….

 

Ma nel frattempo cosa vuoi aver fatto se non imbelinarti in acquisti sconsiderati, autocostruzioni inutili, onanismo virtuale su pescioni e previsioni meteo decenti…

Vabbè alla fine si esce, nemmeno troppo carichi, diciamo che l’attesa è stata talmente lunga da frastornarci, ritorno a bordo quasi imbambolato e passo la prima mezz’ora a svuotare la barca dall’acqua (grunt) e togliere le schifezze che i gabbiani hanno lasciato a bordo nonostante la rete da fagioli che imbozzola il natante (qui da noi mangiano le olive, oltre che i piccioni ed i topi, bleah, un lavoraccio).

Mi raggiungono il GG e la signora, la Dottora.

L’Inge sta sempre allestendo gli ormeggi, il Peve ha passato il turno ed  il cinghiale sta rompendo le costole a qualcuno in un campo da rugby.

Prima di partire tiro fuori l’attrezzatura da spinning, sia leggero che pesante e quella da sciabola, il piano è chiaro, veloce trasferimento, se ci sono gabbiani si insegue la mangianza, altrimenti  via, sudore e fatica a meno 200 mt.

Chiamo via radio Mario che è uscito all’alba, mi stronca immediatamente l’entusiasmo, ha già provato di tutto, il nulla cosmico lo circonda.

Ci diamo appuntamento alla fossa, là andiamo sul sicuro….spero.

Nel frattempo il GG ha estratto dallo zaino l’immancabile scorta di vivande e tutta l’attrezzatura per filmare le nostre sicure imprese, l’imbragatura ascellare da film porno per la videocamera è un po’ inquietante ma è il mio orgoglio.


Usciti dal canale di Portovenere si presenta un’ondina di 35 cm abbastanza fastidiosa ma niente di che, zompiamo avanti scrutando avidi l’orizzonte.

Nulla.

Sfliliamo veloci sopra il relitto, rallento, guardo lo scandaglio.

Nulla.

Chiamo Mario che è già in posizione, un nasellotto a bolentino.

E Vaiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

Arriviamo sulla spianata degli sciabola e diamo fondo.

Non male,  si scarroccia a un nodo buono nonostante l’ancoraggio, un correntone mostruoso a mezz’acqua fa fare delle evoluzioni incredibili alle esche che toccano a stento il fondo.

Ma dai, che ce ne fotte, la temperatura è buona e finalmente siamo in mare mare mare.

Dopo un’ora di tentativi deliranti finalmente la Dottora incanna qualcosa, faticosamente porta su dagli inferi uno scorfanotto bello rosso.

 

 

L’ambiente si scalda un po’ comunico a Mario la prodigiosa cattura, quattro etti scarsi, mi risponde che da lui gli stanno mangiando in barca….i gabbiani, nulla estremo.

L’ondina non è poi male, se poi conti che la corrente va in un’altra direzione ed il ventarello in un’altra ancora…..insomma strare fermi e jiggare, tenyare, inchikukare e quant’altro non è propriamente riposante, decidiamo di dedicare la giornata alla definizione dei muscoli tibiali e dei glutei, almeno siamo usciti per qualcosa….

Mario ha preso un altro micro nasello, scarroccia così veloce che ormai è quasi al Mesco, il tono della voce tradisce un rientro ormai prossimo.

La Dottora non demorde e timbra il secondo scorfano, ovviamente più piccolo, io ed il GG ci dedichiamo al cambio sistematico delle esche senza risultato alcuno.

Mangianzaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

A bordo, le focaccine farcite vengono distrutte in un parossismo inquietante.

Cominciamo ad accusare la fatica, quindi decido di cambiare posto, così il GG fa un po’ di moto con l’ancora e lavora anche su dorsali e bicipiti, quando si fa palestra e meglio usare tutte la fasce muscolari.

Al terzo ancoraggio in mezz’ora mi manda comprensibilmente a cagare, nel frattempo Mario ci è sfilato vicino, ci siamo mostrati vicendevolmente le prede e ci siamo quasi messi a piangere.

L’eco è rimasto muto per 5 ore abbondanti, basta dai, siamo sfatti e abbiamo perso l’allenamento, è ora di rientrare.

Tutto sommato non è andata male, poteva piovere…..

Buona la prima.

Ah, a proposito l’unica immagine che abbiamo della giornata è una fotina dello scorfanotto…..fatta con il cellulare, ci siamo scordati della videocamera nuova….

Ma come siamo messi?

Il Polpo
Comandante di questa manica di sciamannati, classe 1966, pesca dalla veneranda età di 4 anni. Pesca pazza e disperatissima, citando studi di leopardiana memoria. Ha sperimentato tutte le tecniche di pesca meno la mosca e le bombe (non che siano assimilabili ma tant’è…), provando tanto e riuscendo in poco, grazie al perverso gusto di rimanere sempre affascinato dalla tecnica sconosciuta ai più, tralasciando quella più catturante. Ama in particolare la pesca con gli artificiali, che presuppone impegno, costanza e conoscenza... Ama ancor più inseguire i gabbiani, spesso inutilmente, perdendo completamente il controllo davanti ad una mangianza. In sintesi estrema, ama il mare con tutto sè stesso. Unica pecca: come perfetta nemesi dell'Inge, odia i cefalopodi , se non in cucina, e per questo loro lo cercano in continuazione...da cui il nome di battaglia.

5 Comments

  1. Inge

    Inge

    10 aprile 2013 at 11:32

    Il 2013 parte sotto i migliori auspici 😀

  2. Peve

    elpeve

    10 aprile 2013 at 21:40

    Non mi lascio demoralizzare. davvero. quest’anno ……………..

  3. Ale

    Ale

    11 aprile 2013 at 10:54

    beh meglio che qui, dove ancora è impossibile uscire nonostante gli sprazzi di sole…..il vento continua a farla da padrone ;-).
    Bel report!

  4. Il Polpo

    Il Polpo

    11 aprile 2013 at 16:52

    Eh…. bel report…è dura parlare di cappotti….ma l’Inge ha inventato apposta il muro del pianto…grunt.
    Mi adeguo….

  5. Ale

    Ale

    12 aprile 2013 at 16:50

    Ma stai bono che io qui parlo sempre di pesche ‘andate a male’ ;D, l’importante è come le si racconta. E poi digggiamolo, i cappotti son sempre i più spassosi da narrare e soprattutto ascoltare

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