Balordi di mare in: tutto storto!

iole

Chissà per quale arcano motivo alcune persone captano le disavventure attirandole a se come calamite.

Se ogni tanto si seguissero poche basilari regole di ingaggio col mare…io credo che la vita sarebbe più semplice.

Una volta ad esempio, circa un anno fa ero a pescare con un compare di pesca presso la costa Nord Occidentale dell’Isola sarda. La storia è questa: alba… si sale in barca, obiettivo: direzione indicata dal Gps, pronti a stazionare presso uno dei tanti punti di pesca segnati  come luoghi su cui ritornare…. fondale a gradini… concentrazione di pesci… solite cose.

Il tempo di addentrarci un attimo verso il largo ed eccoci avvolti da una nebbia quasi innaturale, densa da non vederci tra noi. Procediamo con cautela mentre proviamo ad accedere al GPS confidando che almeno lui ci indichi la rotta….niente… la nebbia impedisce di accedere al sistema e triangolare i satelliti.

Confidando in un pronta rarefazione decidiamo di proseguire ancora e di gettare  comunque lenza ed ancora in qualche punto, in attesa di rivedere luce e sole.

Getta un’ora, getta due… niente. La nebbia rimane sempre lì a far da palo ma quel che è più strano è che non si prende un pesce che è uno.

E noi lì a chiederci… “Ma dove sono finiti…e va beh che non siamo su un punto buono ma qualcosa di solito abbocca sempre fosse anche uno sparlotto….e invece niente. Mah”.

Dopo circa tre ore immersi in quest’atmosfera surreale senza rumori e senza sentore alcuno di vita…ecco che finalmente arriva il sole a dissipare nebbia e malumore, che ormai serpeggiavano quasi silenti.

Il quasi è il brontolio dei nostri stomaci vuoti.

Riparte il Gps, ci si accosta a un punto buono e si ri-getta l’ancora baldanzosi. Toccandomi il ruolo di mozzo mi sento un po’ come Filini quando per l’ennesima volta lancia l’ancora su indicazione del Barambani mentre ‘Bacherozzi’ fa da esca…: “Gitto comandante?”  “..Gitti gitti!” replica lui.

Ora però che la costa e il mare sono visibili ecco che ci accorgiamo che l’unica barca intorno siamo noi.

Ci guardiamo perplessi…. “.…Strano… capperi però, tanto meglio! Oggi tutti dormono e solo noi veri lupi di mare ci facciamo prendere dalla ‘scimmia’ anche nei giorni di nebbia”.

Ma si continua a non pescar nulla. E così si gira e rigira tutto l’arcipelago, sempre soli, sempre senza barche, senza pesci, senza gabbiani e starne ad accompagnarci (cosa ancora più strana).

Scornacchiati e delusi torniamo a casa col nostro panierozzo vuoto e le pive nel sacco, a cercar di capire la giornata più strana che ci sia capitata.

La comprendiamo il giorno dopo leggendo un comunicato: “Oggi le acque antistanti il golfo sono di nuovo aperte alla navigazione. Le manovre del sommergibile tal dei tali sono state completate con successo e l’area non è più interdetta”.

Ma io mi chiedo…..vabbeh che siamo notoriamente due disgraziati, ma lasciare almeno uno scafo della capitaneria di porto a perlustrare la zona pericolosa e allontanare gli sprovveduti….no..??

E da allora ho in testa il fumetto di noi che si getta l’ancora che si va ad agganciare al sommergibile in manovra tipo Capitano Acab con la balena bianca.

Solo che qui, con noi due, la scena perde tutto quello di magnifico e avventuroso che Melville aveva saputo infondere ai personaggi: due babbei sconsiderati trascinati nel profondo da un mostro meccanico… versus eroico capitano trascinato negli abissi dal suo alter ego di magnifica levatura.

Che figura…  :/

 

 Grazie di nuovo a Iole Carollo per il suo splendido scatto!


Ale
Che dire, se negli anni ’70, d’estate, qualcuno vedeva una bimba solitaria con cappellino marinaro seduta sul bordo di un vecchio pontile di legno presso l’Arenella di Portovenere, con una lenza in mano, ero io. Non ricordo quando ho cominciato, ma a 7 anni per certo inseguivo babbo sott’acqua, lui a pesca col fucile, io dietro col retino imperterritamente convinta di riuscirvi anche così. Ormai è storia (vecchia) che in assenza di lenza e retino mi arrangiavo pescando piccole bavose di scoglio anche col sacchetto del bondì, doverosamente divorato prima. Per molti anni ho rilasciato tutte le prede, poi sono diventata ‘cattiva’ quando le dimensioni loro e mie sono aumentate. Ho avuto pochi ma magnifici maestri, che, bontà loro, mi portano appresso: pare io porti bene. Prediligo la pesca col vivo in mare, a bolentino traina e scarroccio; per poco (anno con ghiaccio sottile) mi è sfuggita la pesca nei laghi del Nord, ma ‘ce l’ho qui’...devo ritentare. Non amo descrivere tecniche (che lascio agli esperti) ma sensazioni. Per il resto sono archeologa.

12 Comments

  1. Peve

    Peve

    2 aprile 2013 at 12:17

    una cosa quasi simile capitò anche a noi….

    • Inge

      Inge

      2 aprile 2013 at 12:33

      Ottimo racconto Ale. Che evidenzia uno dei problemi piu grandi di chi va per mare: la necessità sempre di essere puntualmente informati su quello che succede nel tratto di mare di nostro interesse. Specialmente per chi, come noi, sta vicino ad una base militare, ed è soggetto a continue esercitazioni, anche sottomarine, anche in piena estate; attualmente i mezzi a disposizione per “informarsi” sono buoni, ma solo per chi “naviga” anche in rete. Nel caso di pescatori meno tecnologici, spesso l’informazione è carente o assente, e il rischio di imbattersi in situazioni “pericolose” è elevato. Per questo cerchiamo di fare un pò di informazione anche su elfishing, almeno d’estate, ma il tutto rimane confinato al “mare della rete”…nella realtà poi, tanti vanno in mare e si affidano solo alla loro vista, perchè i controlli nelle aree di pericolo sono……..carenti.

  2. Il Polpo

    Il Polpo

    2 aprile 2013 at 14:50

    Salve, sono il comandante del sottomarino, ecco cos’erano tutti quei colpi sullo scafo.
    La prossima volta risponderemo con il piombo al piombo!

    • Ale

      Ale

      2 aprile 2013 at 19:13

      ehm………rinnego tutto 😀

    • Peve

      elpeve

      4 aprile 2013 at 12:59

      ben detto!

  3. Iole

    2 aprile 2013 at 15:18

    Grazie a voi :))

    Quando ho letto il racconto, ho sorriso, quasi ridacchiato. Ho immaginato i loro visi, dopo. Ma anche durante devono essere state esilaranti.

    Leggendo la riflessione di Inge non posso che essere seria. Sono una subacquea e la scarsa preparazione (o forse dovrei scrivere ignoranza?!) di alcuni che vanno per mare è desolante; un paio di volte (e sono troppe) ci siamo trovati motoscafi sopra le nostre teste, nonostante un gommone come boa e le bandiere di segnalazione :(
    Le info dovrebbero essere diffuse il più possibile, anche sui segnali che si adoperano in mare. Quindi, grazie anche per questo :)

    • Inge

      Inge

      8 aprile 2013 at 17:23

      Ciao Iole! L’amico Leonardo D’Imporzano porta avanti da tempo la battaglia per il mantenimento della corretta distanza dalle segnalazioni dei sub, tramite la sua associazione 5Terre Academy. Purtroppo ci si scontra sempre con l’ignoranza e anche, purtroppo, la strafottenza di molti…

      • Iole

        8 aprile 2013 at 20:03

        Inge, ciao!

        Soprattutto la strafottenza, devo dire :(

  4. Ale

    Ale

    2 aprile 2013 at 19:15

    Si sensibilizziamo! (in positivo però, che nessuno segua questo malefico esempio 😉

    • Inge

      Inge

      8 aprile 2013 at 17:43

      i cattivi esempi sono piu utili dei buoni esempi 😀 😀 Ti dirò che se vi avesse centrato il sottomarino sarebbe stato ancora piu educativo per i nostri lettori! 😀

      • Ale

        Ale

        8 aprile 2013 at 18:05

        E no eh! 😀 😀
        Io mi sono fidata del comandante e poi insomma, a SP quando siamo inavvertitamente in zona di tiro arrivano almeno 4 motovedette a cacciarci via…qui non si è visto nessuno per tutto il giorno, saran stati dietro a farsi uno ‘spuntinetto’ (per chi sa a cosa corrisponde in Sardegna) 😉

  5. Peve

    Peve

    9 aprile 2013 at 13:13

    in zona tiro si….. io e il prode Alfio (pensate che avevamo una band e si chiamava Alfo & gli Elfi, non scherzo) col megagozzo ce la siamo fatte qualche trainata sul Venuti in immersione…..e non c’era nessuno….

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